Info Visita RCM Registrati Aiuto Eventi@MI Cerca Novità Home Page di RCM Logo di RCM Logo associazioni.millano.it
Up One Level  Up One Level
New Message  New Message
Reply  Reply
Forward  Forward
Previous in Thread  Previous in Thread
Previous Unread  Previous Unread
Next in Thread  Next in Thread
Next Unread  Next Unread
Help  Help
FAQ  FAQ
  Message  

Message 

Postmark
   
Home Page  •  rcmweb  •  iidp  •  Israele  •  Shoah  •  Analisi e commenti  •  Message
 
  Wednesday 28 September 2005 17:38:02  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Italia: la Shoah dimenticata dai giornali

 
To:
Israele   Israele
 
Scheda sul saggio Notizie dalla Shoah e sulla sua autrice Sara Fantini:
http://www.pendragon.it/libri/Studi_e_ricerche/libro-530.html
Scheda sul saggio Ricomporre l'infranto di David Meghnagi:
http://www.marsilioeditori.it/schedalibro.htm?cdart=8679-2



Fonte: UCEI
http://www.ucei.it/uceinforma/rassegnastampa/2005/settembre/repubblica/270905_1.asp

da La Repubblica, (Bologna), 27/09/2005
Italiani, cattiva gente: ecco la verità. Un libro della studiosa bolognese Sara Fantini rilancia l´accusa
Quella Shoah dimenticata dai giornali del dopoguerra
di FERNANDO PELLERANO
Rimuovere il passato, edulcorare gli errori, alimentare il mito del ‘buon italiano´ e guardare al futuro ripartendo anzitutto dalla Resistenza. Così erano l´Italia e la sua stampa, tornata libera dopo il ventennio fascista, nell´immediato dopoguerra. Fu così che, nel 1945, i giornali italiani parlarono poco, o pochissimo della Shoa, creando quello che il sociologo Zigmunt Bauman definisce uno ‘stato eteronomico´.
Proprio su questo tema indaga il libro scritto da Sara Fantini, «Notizie dalla Shoah». Edito da Pendragon, verrà presentato oggi alle 18.30 in Sala Farnese, insieme a «Ricomporre l´infranto» di David Meghnagi, edizioni Marsilio. Introdurrà l´incontro Liliana Segre, bambina ad Auschwitz nel ‘44 e oggi fra le ultime testimoni dell´Olocausto.
Venticinque anni, bolognese, laureatasi a marzo in Scienze della Comunicazione, Sara Fantini deve molto a un´adolescenza trascorsa a legger libri sull´Olocausto. «Ho cominciato alle medie con «Se questo è un uomo», ma dopo quella volta a scuola non ne parlammo più, neppure al Galvani». Così, ha analizzato i numeri d´una quindicina di testate italiane usciti nel ´45: fra questi, quelle politiche e l´Osservatore Romano. La sua tesi di laurea, ora pubblicata, è diventata un testo che conferma le idee dei maggiori studiosi dell´argomento: l´Italia preferì tacere l´evento del genocidio, rendendosi così ir-responsabile, poiché «chi è senza memoria è senza identità e chi è senza identità è ir-responsabile».
Quel senso comune italico s´è trascinato fino ad oggi, diffondendo la vulgata di comodo che «dopotutto Mussolini non fu poi così cattivo e firmò leggi razziali solo per ragioni d´opportunità politica o perché costretto dall´alleato tedesco». Così come fa comodo pensare che gli italiani (fascisti e repubblichini) non parteciparono alle retate di ebrei e dunque non erano poi così razzisti. Grande bugia.
«Un buonismo ingiustificato - dice Fantini -, non bisogna essere né buoni né cattivi con se stessi, ma ammettere quello che è stato ed elaborarlo. Sulla Shoah pensavo di trovare molto di più, l´argomento era ‘fresco´». Invece, poche notizie, poche testimonianze, appena 4 fotografie, quasi mai la parola ebreo stampata (un tabù), e il tema delle deportazioni buttato in un calderone unico. Anzi, si parla soprattutto di deportati politici. Un´analisi più approfondita parte negli anni ‘60. Nell´immediato c´erano altri problemi da risolvere, un po´ si sapeva dei lager, ma nessuno se ne preoccupò. La società italiana si voltò dall´altra parte. Come oggi la Segre ricorderà, «i più non credevano ai racconti dei sopravvissuti».
I giornali riportarono pure scarne cronache dei processi ai vertici nazisti. Una sola testata annunciò la liberazione di Auschwitz, solo il Carlino pubblicò un articolo sull´abrogazione delle leggi razziali, solo l´Avanti! raccontò la retata del ghetto ebraico a Roma. E, dell´eccidio di Marzabotto, scrisse solo l´Avvenire d´Italia il 29 settembre del ‘45, quasi un anno dopo).
Altre cose si scoprono (o comunque vengono confermate): lo stato italiano non agevolò il ritorno dei deportati, né li censì (6746 vittime italiane, 80 di Bologna: lo sapevate?), né facilitò la restituzione dei beni perduti. Il termine più abusato, parlando di campi di sterminio, era ‘inimmaginabile´: comodo per non spiegare. E il Vaticano? L´Osservatore riportò pochissime notizie sulla Shoah. «Bisogna indagare ancora molto su questo discusso atteggiamento. Mi piacerebbe continuare nei prossimi anni».


Galateo - Privacy - Cookie