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  Thursday 14 September 2006 09:51:10  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Shoah: quando l'ovvio fa notizia (Yediot Aharonot)

 
To:
Israele   Israele
 
Tratto da www.israele.net
http://www.israele.net/articles.php?id=1367

14-09-2006
Quando l’ovvio fa notizia
Da un articolo di Robert Rozett
La settima scorsa Kofi Annan ha affermato che non si può negare la Shoà e l’affermazione è finita nei titoli di centinaia di notiziari e siti internet in tutto il mondo, Israele compreso. Alla stessa stregua avrebbe potuto dichiarare che gli esseri umani respirano, che la Terra gira intorno al Sole e che al giorno segue la notte. Che razza di mondo è mai questo in cui l’affermazione di un’ovvietà assoluta, di un fatto storico evidente finisce nei titoli di tutti i giornali?
Beh, è il nostro mondo: un mondo in cui il fondamentalismo, la demagogia e l’odio cieco fanno premio sulla chiara visione dei fatti inequivocabili, e dove concetti ovvi e razionali possono essere tranquillamente negati. È un mondo nel quale negare la Shoà è diventato così normale che, quando i segretario generale dell’Onu stigmatizza la cosa, è la sua presa di posizione che fa notizia, non più la negazione.
È vero che Annan ha fatto la sua dichiarazione davanti a un uomo che incarna l’ignoranza e la menzogna più arroganti, un uomo che cerca di ottenere armi nucleari e intanto annuncia ai quattro venti il genocidio di Israele. Indubbiamente questa circostanza ha contribuito a rendere più clamorose le parole di Annan. Ma in ogni caso, suvvia…
Esistono migliaia di libri che documentano la Shoà, molti basati su memorie personali, altri su studi storici rigorosi. Alcuni film sulla Shoà sono diventati successi di cassetta. Quasi in tutto il mondo sono sorti archivi, centri studi, musei, monumenti sulla Shoà. Quasi in tutto il mondo si celebra ogni anno la Giornata della memoria della Shoà, con il coinvolgimento di milioni di persone e ampia copertura da parte dei mass-media. Di recente, i massimi leader mondiali sono convenuti ad Auschwitz, allo Yad Vashem di Gerusalemme, al palazzo delle Nazioni Unite per commemorare le vittime della Shoà.
E nonostante tutto, diventa sempre più normale fare dell’esistenza della Shoà un argomento degno di dibattito. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo. Semplicemente non ha senso.
L’anomalia in parte scaturisce dalla politicizzazione della Shoà alla luce del conflitto mediorientale. Essa non avrebbe molto a che fare con quel conflitto, ma è un fatto che vi è stata radicata soprattutto dagli avversari di Israele, e talvolta anche dai suoi sostenitori. I più veementi avversari di Israele si possono trovare proprio fra i negatori della Shoà. Essi sono convinti che Israele sia stato fondato unicamente per effetto della Shoà (ignorando l’intera storia politica, cultura e umana di decenni di sionismo che precedono la Shoà), e dunque sono convinti, negando la Shoà, di poter cancellare la legittimità dello stato di Israele come stato degli ebrei.
La crescita tendenziale dei negatori della Shoà indica che, nonostante i nostri sforzi volti a perpetuarne la memoria e a insegnarne la storia, tutto questo non basta. Bisogna trovare un modo per parlare alle moltitudini che sono già avvelenate dal negazionismo. Ancora più importante, bisogna trovare il modo di parlare alle giovani generazioni in tutto il mondo prima che soccombano alle falsità di Ahmadinejad e dei pari suoi.
E poi, sì, quando Kofi Annan e altre personalità confermano che la Shoà ha avuto luogo davvero, dobbiamo ingoiare l’amara pillola e sperare che queste loro dichiarazioni facciano i titoli. Altrimenti ci troveremo a marciare diritti verso un’altra era cupa, dove la verità viene distorta e il male regna sovrano.
(Da: YnetNews, 11.09.06)






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