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  Tuesday 10 May 2005 13:20:10  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Il ritorno dell'antisemitismo

 
To:
Israele   Israele
 
Spunti di riflessioni in occasione del Giorno dell'Indipendenza dello Stato d'Israele

La realtà è sotto agli occhi di tutti. Oggi ci sono anche validi strumenti di misurazione: statistiche, studi, rapporti specifici. Questo per chi non si fidasse delle sensazioni, delle impressioni personali.

L'antisemitismo è tornato con una forza che possiamo descrivere come sconvolgente, perché ciò che solo fino a qualche tempo appariva come impossibile o comunque arginabile, d'improvviso è tornato a galla e suscita inquietudine.

L'antisemitismo, si è sempre detto, è trasversale, ma oggi più che mai è lo strumento di propaganda menzognera di molti Stati e di molti gruppi sociali e politici: a destra come a sinistra, tra i laici come tra i religiosi, tra i ricchi e tra i poveri, tra le persone istruite e quelle ignoranti. Di tutte le correnti, in tutti gli ambienti.  Si alimenta in modi diversi: antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo.  In realtà hanno una matrice sempre identica: l'odio verso il popolo ebraico.

Nello spazio informativo della RCM dedicato allo Stato d'Israele sono state create, tra le altre, una cartella sul sionismo e una sulla Shoah, e in entrambe abbiamo collocato una raccolta dedicata all'antisemitismo, accessibile anche dal forum "Ebraismo".

Se è appurato che in Europa l'antisemitismo non è mai morto, vivendo a lungo le forme di latenza, è ora evidente che a destarlo ci sono anche nuove impetuose correnti alimentate dal mondo arabo e islamico. Un mondo, quest'ultimo, che nella sua storia non è stato immune da forti sentimenti antisemiti, spesso sfociati in persecuzioni e massacri, e che ha rielaborato l'antisemitismo cristiano fornendone nuova linfa, e dandogli una nuova fisionomia.  

Se qualcuno sostiene che la "colpa" di questa recrudescenza è dello Stato d'Israele o delle sue politiche, non credetegli: l'antisemitismo è un fenomeno pre-esistente allo Stato degli ebrei. È appunto la volontà di negare agli ebrei diritti in quanto tali e in quanto popolo e cultura. Dare ad Israele la "colpa" è già un atteggiamento antisemita.

È sicuramente vero un dato: oggi esiste lo Stato d'Israele, a differenza ad esempio di 60-70 anni fa, quando in Europa infuriava la persecuzione antisemita e quando fu commesso il genocidio degli ebrei. La nuova realtà statale non sta purtroppo ad indicare l'abbandono da parte di individui, gruppi, partiti e Stati della volontà di nuocere agli ebrei in quanto individui, popolo e Stato.  Mette piuttosto in luce nuovi modi in cui l'odio antisemita si può manifestare. E pone sulle spalle dello Stato d'Israele una responsabilità morale e un compito reale, concreto, di sentinella e di difensore universale del popolo ebraico.

Dell'antisemitismo di Stato praticato tranquillamente ed impunemente dai regimi al potere nella stragrande maggioranza degli Stati arabi ed islamici non parla quasi nessuno, e timide sono state persino le reazioni dell'Unione Europa e degli USA allorché  il Primo Ministro della Malesia, uno degli Stati più antisemiti del mondo (con una propaganda degna della Germania nazista), si espresse pubblicamente contro gli ebrei durante un vertice dell'Organizzazione Mondiale Islamica. Notare che in Malesia non ci sono comunità ebraiche, che Israele e la Malesia non hanno relazioni diplomatiche, e che giustamente ci si chiede perché mai la Malesia sia così ossessivamente antisemita.

La cultura dell'odio viene diffusa già nel sistema scolastico, ed è irrobustita dai media: nelle scuole palestinesi, pakistane, malesi, saudite, e così via, si insegna ad odiare gli ebrei; libri, giornali e tv fanno il resto. Non si tratta semplicemente di presentare il conflitto arabo-israeliano a proprio favore, ma di demonizzare la parte avversaria (il popolo ebraico) fino a renderla animalesca, indegna di rispetto e di vivere. Viene realizzata non solo l' istigazione all'odio, ma anche all'uccisione. Il terrorismo stragista e suicida è considerato un atto di coraggio e persino santo: viene ammirato, esaltato, eretto a valore della società. Come saranno mai possibile dialogo e pacificazione con queste premesse, quando intere generazioni sono state nutrite sin dalla culla con un tale odio ?

Al di là di quelli che possono essere individuati come i motivi classici del pregiudizio antisemita, siamo oggi a confrontarci con una larga parte di opinione pubblica o rappresentanza politica che si autodefinisce "progressista" o "pacifista", No Global, antiamericana e antisionista. Le tesi e le argomentazioni, sempre più spesso, non hanno quasi nulla a che vedere con la "critica legittima", ma piuttosto con una battaglia ideologica che si avvale ampiamente del più bieco apparato antisemita. Le collusioni tra destra e sinistra, per quanto attiene all'antisionismo, si basano sull'uso e sulla diffusione di stereotipi antisemiti della più becera tradizione. In questo senso, non esiste più distinzione tra "destra" e "sinistra". Anzi, spesso la destra (eliminando le frange più estreme) si dimostra più filo-israeliana e attenta alle esigenze del mondo ebraico di quanto non faccia la sinistra più progressista ed intellettuale.

Personalmente non leggo ad esempio il quotidiano italiano il Manifesto (che ritengo mediocre e sfacciatamente fazioso), se non quando mi vengono segnalati articoli particolari che parlano di Medio Oriente. Anzi, di Israele. E sempre resto sbigottita, disgustata, da tanto odio ideologico e soprattutto dalle continue menzogne che quel giornale diffonde su Israele, rovinando ed istigando all'odio giovani generazioni di italiani che poi si sentono ad esempio in dovere di intimidire nelle aule universitarie (e non solo) i cittadini dello Stato d'Israele, coloro che difendono Israele o semplicemente si pongono in modo equidistante nel conflitto arabo-israeliano, analizzando la questione in modo obiettivo o meno prevenuto.

Quei portatori e diffusori di odio sono gli stessi gruppi e personaggi che (forse) partecipano alla Giornata della Memoria (di istituzione molto recente e già oggetto di contestazioni) o al 25 aprile (che sancisce il mito della lotta anti-fascista italiana) con false lacrime di coccodrillo ed esternando sentimenti "anti-fascisti". Eppure, a ben vedere, sono un modernissimo esempio di squadrismo fascista. Tinto di rosso, ma sempre fascista. E molto antisemita.

Un errore molto diffuso è quello di credere che chi è a "sinistra", nel campo "progressista", sia immune dall' antisemitismo. Assolutamente no: la sinistra ha una solida radice e tradizione antisemita. Molti dei grandi nomi del socialismo e comunismo europeo furono anche dichiaratamente e pubblicamente antisemiti. La Francia insegna. L'Italia pure. Ed esistono anche gli ebrei antisemiti: no, non è una battuta di cattivo gusto, ma la triste realtà. L' "odio di sè" può essere più forte della ragione e del coraggio, in contesti in cui ci si sente in dovere di essere condiscendenti con chi ci accusa, con chi attribuisce a noi la "colpa" della nostra condizione e di quella degli altri, sollevandosi dalle proprie responsabilità.

Per tornare all'attualità, sono purtroppo moltissimi i giornali italiani (e le agenzie di stampa) che scrivono articoli molto pregiudizievoli nei confronti di Israele. Tantissime le omissioni, le inesattezze, per non parlare di cose più gravi. Le notizie su Israele e il Medio Oriente seguono un collaudato assioma: qualsiasi cosa accada (o non accada), la "colpa" è di Israele. Anche il panorama editoriale, con rarissime eccezioni, tende ben volentieri a proporre libri che discreditano Israele e la sua classe politica. È quasi impossibile trovare testi che restituiscano un quadro completo ed obiettivo della situazione mediorientale, ed israeliana nel dettaglio, o studi israeliani che non siano il solito pamphlet anti-sionista e anti-sharonista.   

Se è molto facile trovare nelle librerie italiane le biografie di Yasser Arafat (numerose ancor prima che il leader palestinese morisse), per contro non esiste nella traduzione italiana l'autobiografia di Ariel Sharon.  Troverete certo dei libelli che si scagliano violentemente contro Sharon, definendolo "criminale", "killer", e molto altro ancora.  Eppure credo che ben pochi sappiano chi sia veramente Ariel Sharon, Primo Ministro dello Stato d'Israele dal 2001.  Il nome di Sharon è sulla bocca di tutti, ma il ritratto che abbiamo di lui è nero, oscuro, criminale.  Arafat, che è stato un terrorista ed è finito con un Premio Nobel per la pace in tasca, è ritratto con condiscendenza, in modo ormai agiografico.  Eppure è un uomo che ha ucciso per quasi tutta la sua vita, un uomo che ha predicato la violenza e il terrorismo, un uomo che non è mai stato un leader politico e di Stato.  Molto facile e frequente trovare i muri degli edifici italiani imbrattati con la scritta "Sharon boia" e con "Viva la Palestina".  

Abbiamo riferito nello spazio informativo su Israele dello studio sugli atti antisemiti avvenuti nel 2004 e dell'increscioso episodio (non il primo) contro una squadra giovanile di calcio italiana, il Maccabi.

Ebbene, da questo traggo lo spunto per segnalarvi la recentissima pubblicazione di un saggio di Daniele Scalise intitolato I soliti ebrei. Viaggio nel pregiudizio antiebraico nell'Italia di oggi (edizione Mondadori). Testimonia che qualcosa di pericoloso esiste, persiste, e deve inquietarci. Dobbiamo impegnarci nell'educazione, nel prevenire e debellare questi germi che tanta sofferenza e distruzione hanno portato nel mondo. Dobbiamo impegnarci tutti.

Il 12 maggio 2005 ricorre il 57esimo compleanno dello Stato d'Israele: io credo che tutti, ma proprio tutti, dovrebbero mostrare ammirazione e gioia per questo evento.

Amoha Danani
10.05.2005



Qui di seguito desidero ricordarvi alcune pubblicazioni che possono aiutare a capire il fenomeno dell'antisemitismo contemporaneo conoscendone anche la storia nei millenni. Non è una bibliografia esaustiva, ma solo un richiamo ad alcuni utili testi.

Mario Toscano, Ebraismo e antisemitismo in Italia. Dal 1848 alla guerra dei sei giorni, FrancoAngeli, 2003
Professore universitario ed esperto di storia ebraica, in questa raccolta di saggi Toscano illustra brillantemente il processo d'integrazione degli ebrei nell'Italia tra Ottocento e Novecento, mettendo in luce le esperienze drammatiche del 1848, 1938, 1943 e 1967.

Giorgio Israel, La questione ebraica oggi. I nostri conti con il razzismo, il Mulino, 2002
Un breve ma importantissimo libro del professore di matematica che sa analizzare con rigore, intelligenza e perspicacia una questione antica nel panorama contemporaneo. Ne consiglio vivamente la lettura.

Gabriel Schoenfeld, Il ritorno dell'antisemitismo, pp. 211, edizioni Lindau, 2005
Un ottimo saggio, consigliato da Elie Wiesel e Natan Sharansky.

Léon Poliakov, Storia dell'antisemitismo, Sansoni
Vol. I: Da Cristo agli ebrei di corte
Vol. II: Da Maometto ai marrani
Una nuova edizione per un'opera classica , di cui sono previsti prossimanente altri due volumi.  Notevole la bibliografia, aggiornata ed ampliata rispetto all'edizione originale.

Fiamma Nirenstein
L'abbandono. Come l'Occidente ha tradito gli ebrei, Rizzoli, 2002
Gli antisemiti progressisti. La forma nuova di un odio antico, Rizzoli, 2004.
Due libri che hanno fatto di Fiamma Nirenstein una delle più importanti e conosciute giornaliste al mondo. Soprattutto L'abbandono, un grido di allarme e una denuncia al tempo stesso, è diventato un imprescindibile punto di partenza per le riflessioni e le analisi del nuovo antisemitismo.

Bernard Lewis, Semiti e antisemiti. Le origini dell'odio arabo per gli ebrei, Rizzoli, 2003
Il saggio è del più importante storico dell'area mediorientale e profondo conoscitore della cultura arabo-islamica.

Marco Paganoni, Dimenticare Amalek. Rimozione e disinformazione nel discorso della sinistra sulla questione israeliana, Giuntina, 1986
Un classico di venti anni fa che riletto oggi ci mostra come ben poco sia cambiato nel campo della sinistra italiana nei confronti del sionismo e dello Stato d'Israele. Una presa diretta di uno dei momenti più tormentati dei rapporti tra ebraismo italiano e mondiale e sinistra.

W.D. Rubinstein, La sinistra, la destra e gli ebrei, il Mulino, 1986
Pubblicato in inglese nel 1982 ed edito in Italia nel 1986, questo lungo ed articolato saggio rilevava già più di venti anni fa il risorgere dell'antisemitismo in una veste nuova, denunciando come negli ambienti di sinistra l'antisionismo avesse assunto tratti prettamente antisemiti. L'analisi verte su quella che è considerata la rottura del patto storico tra ebraismo e sinistra, che aveva preso una strada ormai filo-araba. Rubinstein, dopo aver delineato un generale quadro storico, passava in rassegna la situazione in Gran Bretagna, negli USA, in Australia, Unione Sovietica e anche come il tutto era vissuto in Israele.  Questo saggio, riletto oggi, non può che confermarci che le tendenze negative verso l'ebraismo in generale erano già bene in atto da almeno trent'anni.


Libri più storici, di analisi di lunga durata ma non per questo meno interessanti:

Gérald Messadié, Storia dell'antisemitismo, Piemme, 2002

Peter Schäfer, Giudeofobia. L'antisemitismo nel mondo antico, pp. 308, Carocci, 2004
Interessante e documentato excursus agli albori del pregiudizio anti-ebraico.











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