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  Tuesday 23 May 2006 08:50:25  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

I libri scolastici in Arabia Saudita

 
To:
Israele   Israele
 
Fonte: UCEI
http://www.ucei.it/uceinforma/rassegnastampa/2006/maggio/corriere/220506_2.asp
Il Corriere della Sera, 22/05/06
I libri di testo sauditi restano intolleranti: «Ebrei scimmie, cristiani maiali»
Le autorità di Riad avevano promesso di eliminare dai manuali scolastici le parole di odio verso le altre confessioni
di Guido Olimpio
Le autorità saudite avevano fatto la loro promessa solenne: basta intolleranza religiosa nei nostri testi scolastici, elimineremo gli accenti estremisti contro chi non è musulmano. Un impegno ribadito anche da un personaggio autorevole, quale è l'ambasciatore negli Usa, Turki Al Faisal, il più americano dei principi del petrolio. Ma c'è chi non si è fidato, ritenendo che i legami tra il potere saudita e il radicalismo siano troppo forti per essere spezzati. Un sospetto che si è trasformato in prova davanti alla rilettura dei testi scolastici presentati come «purgati».
Poco o quasi è cambiato. Dalla prima elementare in su, i libri contengono ancora affermazioni estremiste verso le altre religioni, invitano alla lotta, di fatto diffondono tra i giovani sauditi visioni distorte.
Ieri il Washington Post ha dedicato al tema un lungo articolo preparato da Nina Shea, direttore del «Centro per la libertà religiosa» (Center for Religious Freedom). Dalla ricerca sembra evidente che i sauditi hanno preso in giro tutti. Attraverso la lettura dei testi usati nel corso dell'ultimo anno si evince che «l'ideologia dell'odio contro cristiani e musulmani che non seguono il Wahabismo (dottrina oltranzista, ndr) resta nella scuola pubblica».
Il mondo, secondo questi libri, si divide in bianco e nero: da una parte i veri credenti dell'Islam (definiti «monoteisti»), dall'altra i non credenti (i «politeisti» e gli «infedeli»). Dalle semplici nozioni a veri messaggi politici, riservati ai ragazzi più grandi: per questi si ribadisce che tra gli obblighi religiosi «c'è la Jihad contro gli infedeli, con la missione di diffondere la fede».
Nina Shea precisa che i testi non sono forniti dalle autorità, bensì da Alì Al Ahmed, un dissidente saudita con base negli Stati Uniti, che li ha raccolti in modo semi-clandestino. Insegnanti, impiegati, famiglie — spesso della minoranza sciita o sunniti non wahabiti — hanno contrabbandato all'estero una o più copie per ogni singolo livello di scuola. I professori che non rispettano le linee guida possono subire severe sanzioni: celebre il caso di un insegnante cacciato e condannato a 750 frustate.
Alcuni esempi? Un libro per la prima recita: «Qualsiasi altra religione che non sia l'Islam è falsa». In quarta: «Essere un vero credente significa che nutri odio verso i politeisti e gli infedeli, ma non li tratti ingiustamente». In quinta: «E' proibito per un musulmano essere fedele a qualcuno che non crede in Dio e nel suo Profeta». Alle medie: «Come dice Ibn Abbas: le scimmie sono gli ebrei mentre maiali sono i cristiani...». Compito: «Gli studenti scrivano un tema sul pericolo di imitare gli infedeli».
Il problema non è da poco — rileva Nina Shea — in quanto i libri sono spesso esportati dai sauditi e diffusi nelle scuole coraniche in Medio Oriente o in Asia. Invece che ridurre le divisioni, enfatizzano lo scontro di religione dando un aiuto ai profeti dell'odio. Come ha notato, pochi mesi fa, l'accademico saudita Khaled Al Dakhil, le teorie estremiste godono di una libertà di circolazione che «va contro gli interessi dello Stato» e impediscono ai giovani di studiare, con mente aperta, la storia del mondo.


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