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  Wednesday 20 September 2006 09:18:17  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

L'Italia e il "complotto demoplutogiudaico" (da L'Opinione)

 
To:
Israele   Israele
 
Fonte: UCEI
http://www.ucei.it/uceinforma/rassegnastampa/2006/settembre/opinione/190906.asp

L'Opinione, 19/09/06
L'Ebreo, ecco il nemico!
Dal Duce a Diliberto e il complotto "demoplutogiudaico". Come non passa il tempo.
di Romano Bracalini
Sarà stato l'anniversario dell'11 settembre, che più si allontana e più consente all'immaginario complottista di generare mostri e ipotesi da manicomio, ma è sembrato che il livore antisemita, complice la breve campagna del Libano, sia in pericolosa crescita e ciò che più conta non abbia più timore di apparire per quello che è: l'intramontabile antisemitismo vecchio stampo che il fascismo aveva reso impresentabile e che ora torna a manifestarsi senza più le cautele e le ipocrisie d'una volta. Le persecuzioni razziali e l'Olocausto, e un complesso di colpa collettivo, avevano suggerito fin qui una forma di riguardo, una specie di salvacondotto, e insomma non si poteva parlare male degli ebrei. C'era nella coscienza europea il timore di passare per antisemiti per partito preso anche solo ad azzardare una critica, un minimo rilievo. Da quando l'Olocausto è stato messo in discussione dal “negazionismo” di destra e la politica di Israele equiparata dalla sinistra comunista al nazismo hitleriano la condanna di Israele è diventata un appuntamento fisso e reiterato dell'antisionismo di maniera. Era perciò inevitabile che il mastice dell'odio antiebraico finisse per mescolare nella medesima e inedita miscela fondamentalismo musulmano, avanzo di comunismo recidivo, e rabbini dissidenti senza gregge e sinagoga.
Ed è stato per festeggiare degnamente l'11 settembre che la famigerata “Islamic anti-defamation league”, contigua al fondamentalismo mascherato dell'Ucoii, ha organizzato il convegno contro l'imperialismo e il sionismo con la partecipazione straordinaria di tale Moishe Friedmann, sedicente rabbino antisionista di Vienna messo al bando dall'Unione delle comunità ebraiche austriache. Tutto lecito, intendiamoci, non siamo l'Arabia Saudita. Però la libertà di cui essi approfittano non si può separare dalla decenza e dal buon gusto. Sennò diventa arbitrio, effrazione. Lo diciamo anche per il compagno Diliberto che a nome del partito dei comunisti italiani, ma non si sa con quale autorità, ha gentilmente offerto alla congrega l'ospitalità gratuita dell'aula di Montecitorio. Il sigaro di Bertinotti non ne sapeva nulla, Diliberto s'è dileguato, forse è riparato a Cuba, e tutto il mondo musulmano avrà capito che lo stato italiano mette le proprie istituzioni al servizio della Jihad. E questo a causa di un governo che la Bielorussia ci invidia. A sua volta Matrix, trasmissione di Canale Cinque, per rafforzare il concetto, ha invitato nientemeno che Giulietto Rublo Chiesa, già salariato dell'Unità da Mosca e tale Maurizio Blondet, cattolico di destra (di meglio non c'era sulla piazza), e tutti e due in perfetta sintonia hanno ripetuto la favola del complotto sionista contro le torri gemelle, Bush era ovviamente d'accordo, e nessuno ha chiamato il neurodeliri. Lo scopo? Ma per far ricadere la colpa sugli arabi notoriamente innocenti, pacifici e laboriosi e giustificare la guerra.
Si comprende il livore antisemita e antiamericano del povero Giulietto che ha visto crollare il suo mondo di stracci, ma qualcuno dovrebbe avvertirlo che l'ex Unione Sovietica, in stato di avanzata decomposizione, è caduta dal becco, come la beccaccia giunta al punto giusto di frollatura. Non è stata la Cia. Formulare un'accusa senza fornire una prova convincente appartiene al metodo dei gesuiti e alla scuola moscovita - alla quale il Giulietto s'è abbeverato da vivo - scuole per le quali la menzogna è parte integrante di ogni dottrina mistico-totalitaria che non fornisce spiegazioni ma dogmi. Non crediamo che Mentana, invitando i due reperti archeologici, abbia ceduto alla vanità e all'impulso di impressionare il pubblico con vecchie “sole” che non pubblicherebbe nemmeno il Travaso, ma sia caduto vittima dell'improvvisazione e del proprio inadeguato bagaglio. Nella campagna di diffamazione contro Israele non poteva mancare il sussidio culturale del camerata Fo, che in fondo, ripetendo logori stereotipi, finisce che non li riconosce più come un avanzo della propaganda repubblichina, propaganda che, stavo per dire stranamente, coincide con quella del clericalismo antisemita alla padre Agostino Gemelli e dell'antisionismo comunista d'ogni epoca. Così si può dire che l'antisemitismo professionale italiano, dalle leggi razziste del '38 in poi, può contare sul carattere di una felice continuità di intenti e di programmi.
Ora, Giulietto con quella bocca può dire tutto ciò che vuole - siamo in democrazia anche se non per merito suo -, ma Mentana per giustificare la “bufala” propalata via etere, e a spese del cavaliere, non può, come ha fatto, scomodare la libertà di stampa, di cui nei paesi liberi si fa un uso più appropriato e corretto. In ogni caso, se proprio vogliamo parlarne, la libertà di stampa merita paladini migliori di Giulietto il moscovita.


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