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  Tuesday 3 October 2006 10:04:54  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Fwd: La coscienza ebraica

 
To:
Israele   Israele
 

----- Messaggio Originale -----

               lunedì, 7. agosto 2006 13:07:19
Religione e pensiero
Da:            Amoha Danani
Oggetto:        La coscienza ebraica
A:             Ebraismo

Cc:            

Non si tratta di una vera e propria segnalazione, perché non è una novità.

Però, per chi non lo avesse mai letto, vorrei proporre
La coscienza ebraica, del filosofo francese Vladimir Jankélevitch (1903-1985).

L'edizione italiana è la seconda del 1995 della Giuntina (la prima risale al 1986, quella francese originaria al 1984). Raccoglie 6 saggi pubblicati da Jankélevitch tra gli anni '50 e '70 del secolo scorso. Sono tutti relativi al tema dell'ebraismo, alla sua interiorità ed esteriorità, finitezza ed infinitezza, alle sue contraddizioni vitali e spesso incomprese.

Credo che leggere/rileggere queste pagine sia importante.

Dalla quarta di copertina (testo tratto dal sito della Giuntina), ecco riassunto da Jankélevitch il tema della "coscienza ebraica":
«...è inutile banalizzare l'antisemitismo. In rapporto a noi stessi innanzitutto: è all'infinito che il popolo ebraico è definibile; il che non è che un altro modo per dichiararlo indefinibile, dal momento che l'idea di definizione implica quella di finitezza. E poi nel rapporto che ci lega al non ebreo. Nei suoi sentimenti nei nostri confronti c'è qualcosa di specifico, d'essenziale relativamente ai sentimenti dell'uomo per l'uomo. A tal punto che se gli ebrei non esistessero, si sarebbe dovuto inventarli; si sarebbe dovuto fabbricare un popolo misterioso e disseminato come siamo noi, nei confronti nel quale l'uomo potesse avere dei sentimenti che non assomigliano ad altri, che non si lasciano banalizzare e che sussisteranno fino alla fine dei tempi».
E ancora, da pagina 111 (saggio intitolato "Uno Stato come gli altri ?", le precisazioni tra parentesi quadre sono mie, ricavate dal testo):
Per questo dirò, concludendo, che sia l'uno [Israele visibile] che l'altro [Israele invisibile] erano necessari. Benedetto sia Israele visibile, che ha permesso a un popolo umiliato di vivere onorevolmente, di esistere, in una parola, e, come tutto ciò ch esiste, di esistere nello spazio e nel tempo. Ma benedetta anche la nostra fedeltà ai ricordi terribili, la nostra fedeltà all'incomprensibile sventura che si è abbattuta su Israele, a questa sventura che non serve più a niente, a questo passato gratuito e disinteressato, a questa aureola di estremo futuro...In una parola, tre volte benedetto Israele invisibile [esistente per la sola morale, nazione della speranza escatologica], senza il quale Israele visibile [lo Stato temporale e secolare] non sarebbe ciò che è.
AD


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