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  Tuesday 30 January 2007 14:49:54  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

A Torino prof dice ad allievi: "Israele va distrutto"

 
To:
Israele   Israele
 
Tratto da La Stampa
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200701articoli/1261girata.asp

30/1/2007 (8:34) - IL CASO AL LICEO CAVOUR FAMIGLIE IN ALLARME PER LE AFFERMAZIONI DI UN DOCENTE DI STORIA E FILOSOFIA
Prof in cattedra: "Israele va distrutto"
Consiglierò la lettura del Mein Kampf di Hitler ai miei allievi”, scrive in un forum
MARIA TERESA MARTINENGO
«Ahmadinejad ha ragione, Israele deve essere cancellato. Il mio ideale politico è Hezbollah». Lezione di storia in occasione del 27 gennaio. La Giornata della Memoria? «E’ propaganda della sinistra che Israele sfrutta per rimanere impunito e giustificare tutte le porcate (sic) che ha fatto dal dopoguerra ad oggi, massacro dei palestinesi, guerra in Libano...». Queste parole, pronunciate dal professor Renato Pallavidini in I F al liceo classico «Cavour» venerdì, ieri si sono materializzate sulla scrivania della preside Maria Clelia Zanini nella lettera scritta dalla madre di un alunno dopo una puntuale ricostruzione dei fatti. Non una voce isolata. Le espressioni del docente di storia e filosofia hanno suscitato la reazione di vari genitori con telefonate e visite alla dirigente scolastica. Nella lettera, in particolare, si chiede che il professore - descritto dai ragazzi come «oscillante tra estrema destra ed estrema sinistra, a seconda dei momenti» - sia chiamato a rispondere delle sue affermazioni non solo perché «farneticanti, ma perché espresse dalla cattedra».
«Sono rimasta sconcertata e addolorata perché da ex allieva del “Cavour” ho un’ammirazione profonda per questa scuola e so quanto la preside e il corpo docente fanno per mantenere l’alto livello che ha sempre avuto», dice la madre di un altro allievo. La quale è andata a documentarsi in Internet sul docente che da settembre insegna storia a suo figlio. E qui ha fatto una scoperta. Che in un forum, discettando sulle responsabilità di Israele, Pallavidini ha scritto: «Mi viene proprio voglia di rileggere attentamente il Mein Kampf di Hitler! Lo consiglierò ai miei studenti».
Ancora la madre ex allieva: «E’ incredibile pensare che i nostri ragazzi debbano sentire che ha ragione chi sostiene che Israele va distrutto e la Shoah non è mai esistita. Benissimo la libertà di parola, ma la libertà di parola ha un confine che è il principio di responsabilità. Quel docente poi dimentica che la Giornata della Memoria è stata istituita dal Parlamento italiano».
La preside Zanini ha subito informato Antonio Catania, responsabile della Direzione scolastica provinciale, e ha chiesto al docente una relazione. «Vedremo se adottare provvedimenti disciplinari o procedere con una visita ispettiva», spiega Catania. Ma non è esclusa nemmeno una visita medico-collegiale. E il professor Pallavidini? «Qualcuno - sostiene - ha orchestrato tutto questo contro di me. Io non ho detto che non vada celebrata la Giornata della Memoria, mi sono limitato a criticare le modalità». Sì, ma Ahmadinejad? «E’ un grande leader antimperialista, come Chavez. Uno dei pochi che si oppongono all’asservimento alle centrali economiche mondiali».

30/1/2007 (8:40) - DOCENTE SCRITTORE
E’ una firma dell’editrice "Barbarossa"
TORINO
Il professor Renato Pallavidini si definisce «non negazionista», «nazionalcomunista» e si sente vittima «della lobby ebraica, della Cgil o della sfilza di 3 dati in I E». E’ amico di Francesco Coppellotti, ex docente al D’Azeglio, discusso per le sue tesi revisioniste. Chi lo conosce bene parla di una possibile influenza del «maestro». Pallavidini ha scritto vari libri. Come «La comunità ritrovata. Rousseau critico della modernità illuminata» edito da Stampatori Libreria, e altri usciti da Barbarossa, tra cui «Dalla Crisi alla Diaspora» su «Il giovane Mussolini e Lenin: le radici confuse dei movimenti rivoluzionari sovietici e fascisti». Altro titolo è «Itinerario Politico. Diario di un militante», sulle «esperienze personali di un militante nazional-popolare all’interno e oltre le contraddizioni dei modelli rivoluzionari marxista e "fascista"». L’editrice Barbarossa, che «si batte per il superamento degli steccati ideologici che hanno penalizzato il dibattito culturale degli ultimi 50 anni», è collegata alla «Orion» che mette a confronto «la storia preconfezionata e il revisionismo coraggioso».



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