Info Visita RCM Registrati Aiuto Eventi@MI Cerca Novità Home Page di RCM Logo di RCM Logo associazioni.millano.it
Up One Level  Up One Level
New Message  New Message
Reply  Reply
Forward  Forward
Previous in Thread  Previous in Thread
Previous Unread  Previous Unread
Next in Thread  Next in Thread
Next Unread  Next Unread
Help  Help
FAQ  FAQ
  Message  

Message 

Postmark
   
Home Page  •  rcmweb  •  iidp  •  Israele  •  Shoah  •  Giardino dei Giusti  •  Message
 
  Thursday 27 February 2003 14:08:02  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Il ricordo dei Giusti

 
To:
Israele   Israele
 
Introduzione leggibile sull'edizione cartacea del Corriere della Sera di oggi, 27 febbraio 2003, a pag. 37).

"I Giusti e la Memoria del Bene" è il titolo di un dibattito che si tiene oggi a Roma (ore 16.30, Palazzo San Macuto", in occasione della pubblicazione del libro di Gabriele Nissim, "Il tribunale del bene" (Mondadori, pagine 336, € 18). Partecipa il Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Sul tema del libro pubblichiamo un articolo dell'autore.

fonte: http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CULTURA&doc=ELZEVIRO


Il tribunale di Bejski
Il futuro ricomincia dal ricordo dei Giusti
di GABRIELE NISSIM

Moshe Bejski, il giudice che ha creato il «Tribunale del Bene» di Gerusalemme, non è soltanto uno straordinario cacciatore di buoni, ma è anche un intellettuale sui generis che ci permette di elaborare in modo nuovo, il ricordo della Shoah e di tutti i genocidi. Lo possiamo definire il geniale teorizzatore della memoria del bene. «Se documentiamo il bene compiuto da alcuni uomini nelle situazioni di male estremo - ha spesso sottolineato - possiamo offrire alle nuove generazioni un grande esempio morale. Non gli forniremo il grimaldello magico per eliminare la presenza del male, ma gli insegneremo come comportarsi per difendere la dignità umana». Eppure, nel corso della sua lunga direzione della Commissione dei giusti , Bejski si è dovuto scontrare con un certo scetticismo presente negli stessi ambienti di Yad Vashem.
Raul Hilberg, il grande storico che ha documentato la distruzione degli ebrei d'Europa, lo ha rimproverato di aver costruito «una fabbrica industriale dei buoni, che rischia di annacquare le responsabilità dei carnefici». La stessa preoccupazione ha oggi, a Mosca, Nikola Ochotjn, uno degli animatori di Memorial, il gruppo che si batte per riportare alla luce i documenti sepolti negli archivi a testimonianza dei crimini commessi nei gulag sovietici. Soltanto quando i russi saranno consapevoli dei crimini commessi durante gli anni del comunismo si potrà forse aprire il capitolo sui buoni. «Ma poi, questi buoni ci sono stati davvero?». Partendo da questo grande dubbio si è convinto che la resurrezione morale della nuova Russia può nascere soltanto da un'immersione nella conoscenza del male passato. In quasi trent'anni di presidenza della Commissione di Yad Vashem, Moshe Bejski ha raccolto un patrimonio di esperienza che ci permette di uscire da questa artificiosa contrapposizione.
In primo luogo è la stessa vittima che ha bisogno di credere nell'esistenza di uomini giusti per poter sperare ancora nel futuro e ricominciare a vivere. La scrittrice Etty Hillesum, poco prima di essere deportata, scrisse: «Basta che esista una sola persona degna di questo nome per poter ancora credere negli uomini». Sentiva che, se un tedesco buono fosse esistito veramente, si sarebbe dovuta assumere una responsabilità nei suoi confronti. Avrebbe dovuto difenderlo non solo dagli altri tedeschi, ma anche dall'odio della sua gente, di quegli ebrei che non avrebbero avuto la forza di fare distinzioni.
Primo Levi ricorda il sollievo che provò ad Auschwitz nell'incontrare Lorenzo Perrone, un muratore italiano che lavorava poco distante dal suo luogo di prigionia e che per qualche giorno gli offrì un pezzo di pane. Con il suo gesto disinteressato in mezzo a quel deserto umano, Lorenzo gli fece capire che fuori dal campo esisteva ancora un mondo giusto e di riflesso gli ricordò che anche lui, Primo, era sempre un uomo. Il bisogno di tornare a credere nella bontà dell'uomo da Ricordare, ha anche un altro forte significato: è un atto di responsabilità morale. Moshe Bejski sentiva il dovere di prendere le difese di Oskar Schindler perché lo aveva salvato inserendolo nella famosa lista. Avvertiva l'imperativo della gratitudine verso chi si era trasformato in un secondo padre, restituendogli con il suo atto generoso il diritto alla vita. Era ossessionato dalla preoccupazione della superficialità dei salvati, che troppo presto si dimenticavano dei loro salvatori. Si doveva esigere dal mondo la condanna dei colpevoli, ma i sopravvissuti avevano la responsabilità di onorare e ringraziare i loro benefattori.
Questo meccanismo della gratitudine nella formazione della memoria del bene ha un risultato importante. Impedisce la generalizzazione dell'odio delle vittime nei confronti del popolo a cui appartenevano i carnefici e pone una questione etica di straordinaria attualità: mai bisogna cadere nella tentazione di bollare un popolo intero con il marchio della colpa collettiva. Non tutti i tedeschi, polacchi, romeni, austriaci, si sono comportati allo stesso modo. Si deve sempre saper distinguere.
Chi passeggia nel giardino dei giusti si rende conto che la macchina infernale nazista non era una forza sovraumana, demoniaca; che tutti avevano la possibilità di aiutare, di salvare degli ebrei, nelle proprie case, nei ghetti, in ogni parlamento, nei campi di concentramento e persino a pochi metri dalle camere a gas, come dimostra la storia di Kurt Gerstein, l'ufficiale nazista che distribuiva il micidiale Zyklon B e che, in seguito a una crisi di coscienza, decise di nasconderlo per impedirne l'uso nelle camere della morte.
La memoria del bene è molto più cruda e dura della sola memoria del male. Toglie ogni alibi, ogni giustificazione, ogni scusa per affermare che non si poteva vedere, capire, intuire. Esiste sempre la possibilità di mettere un argine, anche se piccolissimo, all'orrore. Chi allora non volle guardare, a meno che non desiderasse la distruzione di altri esseri umani, mentiva alla propria coscienza, uno stratagemma di cui spesso gli uomini sono capaci.


Galateo - Privacy - Cookie