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  Wednesday 25 May 2005 17:03:13  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Che cos' l' Hasbara ?

 
To:
Israele   Israele
 
Alcune persone, dopo aver notato la raccolta Hasbara presente nella cartella Sionismo e altro (percorso interno Bias\Hasbara), mi hanno chiesto che cosa questa parola significhi esattamente e che cosa rappresenti.  

Dando un'occhiata al contenuto della raccolta, forse la mente ha correttamente collegato la parola in questione alle attività di sostegno a favore di Israele ma senza realmente capire la specificità dell' hasbara (che si legge asbarà, con l'accento sulla a finale).   Un termine inglese, advocacy, entrato nell'uso corrente della linguaggio italiano, potrebbe essere un buon equivalente. L' hasbara è strettamente intrecciata alla necessità dello Stato d'Israele di dover giustificare la propria esistenza tra le nazioni: un caso unico al mondo che richiede iniziative particolari.

Israele ha i suoi reality shows televisivi e, come ci è capitato di riferire in Volti d'Israele qualche mese fa,  ne ha creato uno davvero unico che ha suscitato l'interesse di quasi tutte le tv occidentali: The Ambassador. Lo scopo del reality era quello di selezionare il migliore ambasciatore di Israele tra un gruppo di giovani donne e uomini che dovevano affrontare varie prove di abilità oratoria e diplomatica di fronte a pubblici diversi (università, giornalisti, ecc.).  In pratica, bisognava scovare il migliore PR per promuove l'immagine di Israele nel mondo.   

Ad un livello più formale, ufficiale, esistono dei
corsi di Hasbarà promossi dall'Agenzia Ebraica e dal Ministero degli Esteri israeliano. Ritengo che non ci sia altro Paese al mondo che debba occuparsi di spiegare perché esiste e perché è legittimato ad esistere, ciò che invece Israele deve fare quotidianamente, oltre a spiegare le politiche che adotta.

È di questi giorni la pubblicazione di un articolo sull' hasbara scritto dall'Ambasciatore Gideon Meir, vice Direttore Generale del Ministero degli Esteri israeliano per i Media e gli Affari Pubblici. L'
originale inglese (What "Hasbara" is Really About) è apparso nel sito del Ministero degli Esteri e sul Jerusalem Post.

Ho pensato potesse essere utile cosa presentarlo nel nostro spazio informativo.

AD

Eccone dunque la nostra traduzione italiana:



In cosa consiste davvero l' Hasbara
24 maggio 2004

Articolo dell'Ambasciatore Gideon Meir,  vice Direttore Generale del Ministero degli Esteri israeliano per i Media e gli Affari Pubblici (traduzione in italiano di Amoha Danani per Volti d'Israele, Rete Civica di Milano, www.retecivica.milano.it/iidp).

Molto è stato detto e scritto sull' "hasbara" di Israele e la sua efficacia nel presentare la causa di Israele al mondo. Ma per parlare di questo importante tema in modo appropriato, è essenziale capire  in cosa consista davvero l' "hasbara".

Innanzitutto, la parola "hasbara" in se stessa è un problema. Non esiste una precisa traduzione della parola in inglese o in altra lingua.  Non è mera propaganda, non è un tentativo di semplicemente "spiegare" le politiche israeliane e la realtà, e neppure si tratta solo di fornire informazioni. "Hasbara" suona passivo e apologetico,  eppure non c'è nulla di passivo in merito a questo e Israele non ha nulla di cui scusarsi. Un termine decisamente migliore potrebbe probabilmente essere "diplomazia pubblica", poiché cerca di convincere e di funzionare con il pubblico, particolarmente con coloro che prendono le decisioni, forgiano l'opinione pubblica e con importanti settori della società.

La diplomazia pubblica non è una panacea per tutti i problemi di Israele nell'arena dell'opinione pubblica. Ci sono molti fattori, non solo ciò che diciamo, ad influenzare la percezione di Israele all'estero. Ma la diplomazia pubblica di Israele può dare un contributo e lo dà (se non sempre nell'immediato e breve termine, nel lungo termine).

Realtà e ostacoli affrontati dalla diplomazia pubblica israeliana

Ci sono coloro che pensano che l'immagine di Israele all'estero sia prima di tutto il risultato di un "fallimento" o di un "successo" di Israele nel presentare la sua causa. Non è così.  Innanzitutto, l'immagine di Israele è ampiamente event-driven [termine informatico per indicare un programma che attende che accada un evento, e che in questo contesto sta ad indicare che in relazione ad Israele la risposta ad un evento è sempre associata ad una descrizione prestabilita, in pratica vi è una manipolazione dell'evento stesso, NdAD
], piuttosto che argument-driven [per analogia, l'autore dell'articolo sottolinea che invece di spiegare un evento con un'argomentazione appropriata al contesto, si tende a preferire il ricorso ad una pre-definizione di dati, NdAD]. Ogni volta che abbiamo visto un successo maggiore nel processo di pace, Israele è molto popolare. Ma ogni volta che ci sono interruzioni o crisi, come nel corso dei quattro anni della campagna terroristica dell'intifada [2000-2004, NdAD], Israele è soggetto a molte critiche e in certi casi persino ad ostilità.

Le immagini in tv hanno un impatto più grande ed importante su ciò che il pubblico all'estero percepisce a proposito di Israele, rispetto agli argomenti che Israele presenta. La giustizia della causa di Israele non ha le sue radici in slogan semplicistici, ma in argomenti molto più complessi basati sulla storia, la logica, e interessi di sicurezza. Purtroppo il pubblico all'estero non è così pronto ad investire tempo ed energia per tentare di capire questo e la memoria del pubblico è spesso corta.

Come può una persona spiegare il fedele sostegno che Israele ha ricevuto negli anni dagli Stati Uniti d'America, se viene opposto ai problemi che abbiamo con l'Europa in questioni che hanno a che vedere con il conflitto arabo-israeliano ? Certamente ci sono altri fattori che contano in questi Paesi, e non solo l' "hasbara" israeliana: interessi nazionali e di parte, sistemi di valori, predisposizioni e pregiudizi. Vi sono molti Paesi nel mondo con interessi forti e di primaria importanza connessi ai Paesi arabi e che sono perciò predisposti ad attribuire alla posizione araba il beneficio del dubbio.  Un sostegno emotivo automatico per il Terzo Mondo, l'anti-globalismo, l'odio per gli USA e altre agende in favore dei palestinesi, a discapito di Israele. L'antisemitismo ha il suo specifico ruolo in tutto questo, anche se non in tutti i casi. D'altro canto, ci sono coloro che sostengono Israele in modo entusiasta perché ci vedono come coloro che condividono i loro valori e come importanti alleati contro minacce condivise.

Consideriamo questo: Israele ha se stesso, i suoi confratelli ebrei, i suoi amici negli USA e altrove per presentare la causa di Israele; i palestinesi, d'altra parte, non hanno solo se stessi, ma anche 21 Stati arabi, l'Iran, buona parte del mondo musulmano e molti li appoggiano nel Terzo Mondo, così come gruppi radicali di sinistra e estremisti di destra in Europa e altrove.  In termini numerici, di risorse, di rappresentanza nelle istituzioni internazionali e di accesso ai forum di ogni genere, Israele e i suoi sostenitori sono molto meno numerosi. Persino una superpotenza come gli USA, con tutte le risorse e la popolazione di cui dispone, ha delle difficoltà ad ottenere il sostegno dell'opinione pubblica all'estero per alcune delle sue politiche. Possiamo veramente aspettarci che il piccolo Israele possa avere migliori possibilità di successo degli USA ?

Israele è una democrazia. Di conseguenza non controlliamo i media. Non è il portavoce israeliano che determina le priorità, l'agenda e le opinioni dei media, ma i media stessi. Può essere chiaramente mostrato come in molti casi, negli anni, i media stranieri siano diventati in misura crescente "un terzo attore nel conflitto", non semplicemente un osservatore obiettivo o un reporter, ma un attivo interprete e partecipante con i suoi pregiudizi, i suoi paletti, e il suo modo di fare le cose. I portavoce israeliani hanno l'opportunità di parlare, ma non necessariamente e non di certo sempre in modo equo e corretto nei confronti di Israele.  Difatti ci sono stati casi in cui durante le interviste con i portavoce israeliani sono state diffuse immagini sullo sfondo che danneggiavano Israele. Questo è corretto ?

Come democrazia, Israele non parla con una voce unica. Generalmente per i palestinesi e per i loro sostenitori nel mondo arabo non è un problema presentare una posizione unita contro Israele. I potenziali dissidenti nel mondo arabo sono arrestati e uccisi. Per contro, il dissenso in Israele è parte della scena democratica e i critici del governo israeliano possono anch'essi presentare la propria causa all'estero. Anch'essi hanno un impatto nell'efficacia dell' "hasbara", e non solo il portavoce per il governo israeliano e i suoi sostenitori.

Risultati della diplomazia pubblica israeliana

Detto tutto questo, la diplomazia pubblica è importante per Israele e abbiamo ottenuto dei successi. Gli sviluppi sul campo che si sono accompagnati ai persistenti sforzi della diplomazia pubblica hanno condotto nel tempo a cambiamenti positivi nel conseguire comprensione per almeno alcune delle posizioni di Israele. Abbiamo visto come Arafat, che è stato il prediletto di così tanti in Occidente, abbia finito con il perdere sostegno negli USA, in Australia, in alcuni Paesi europei, e anche in altri luoghi, a causa del suo personale coinvolgimento nel terrorismo, della sua corruzione e, sì, anche per  i continui sforzi della diplomazia pubblica israeliana nel mettere in evidenza tutto questo.
In modo simile, la posizione di Israele per cui il movimento del processo di pace dipende dal mettere fine al terrorismo e all'incitamento ha ottenuto un crescente sostegno all'estero.

Grazie alla sua rete di ambasciate e consolati all'estero e ai suoi estesi contatti nel mondo, il Ministero degli Affari Esteri israeliano è l'istituzione governativa più intensamente coinvolta nella diplomazia pubblica ed è quella meglio attrezzata per adempiere a questo compito.  Sebbene manchi di sufficienti risorse, soprattutto finanziarie, necessarie a portare avanti uno sforzo di diplomazia pubblica più efficace, grazie all' energia, alle capacità e alla professionalità del suo personale diplomatico a Gerusalemme e all'estero, il Ministero degli Esteri ha ottenuto dei successi. Abbiamo imparato delle lezioni dagli errori commessi in passato, e abbiamo costantemente lottato per adattare le attività pubbliche diplomatiche alle realtà che cambiano. Non solo il Ministero degli Esteri forma e addestra con intensità coloro che raggiungono i nostri ranghi come cadetti, ma anche tutto il nostro personale, in special modo coloro che sono assegnati alle nostre missioni diplomatiche oltreoceano. Il personale del Ministero degli Esteri parla diverse lingue in modo fluente e ha la capacità di far fronte al lavoro in patria e all'estero. Sotto la direzione del Ministro degli Esteri Silvan Shalom, il Ministero degli Affari Esteri è pienamente mobilitato a confrontarsi sia con le sfide politiche che Israele incontra all'estero sia a presentare i molti risultati che Israele ha conseguito in diversi ambiti, oltre a molte altre attività diplomatiche per rafforzare le nostre relazioni diplomatiche con Paesi di tutto il mondo.

Sebbene lavorare con i media e rilasciare interviste sia una parte molto importante delle nostre attività diplomatiche pubbliche, questo è solo un aspetto. Affinché la diplomazia pubblica abbia succeso è richiesto uno sforzo costante e continuo nel tempo in una miriade di aree. Coltivare l'opinione pubblica non è solo un'attività a breve termine, ma una più importante a lungo termine, e richiede di prestare attenzione ai dettagli e progetti di tutti i generi che impegnano il nostro personale quotidianamente.

Il successo nella diplomazia pubblica richiede la preparazione di materiali stampati di alta qualità e di materiali multimediali che sono distribuiti in grande numero all'estero. Richiede avere un sistema computerizzato che aggiorni sulla situazione dei lavori, incluso un superbo sito web in Internet, che può essere utilizzato in tempo reale per rispondere a tutte le evenienze. Richiede che il nostro staff diplomatico all'estero vada sul campo e che si incontri non solo con i funzionari governativi, i media e le comunità ebraiche all'estero, ma anche con gli studenti e con i professori, con i leaders religiosi ed etnici, così come con persone importanti nel mondo degli affari, nelle arti e nelle scienze. Significa anche invitare delle delegazioni in Israele, ospitare eventi all'estero presso le nostre ambasciate e i nostri consolati  così come partecipare a quelli che gli altri organizzano. Questo è tutto quanto fa ogni singolo giorno il Ministero degli Esteri israeliano, in patria e all'estero.

Il Ministero degli Affari Esteri e le sue missioni diplomatiche all'estero mantengono un dialogo critico con i media stranieri con l'obiettivo di correggere le distorsioni mediatiche e promuovere una descrizione equa degli eventi nel loro appropriato contesto. Negli ultimi due anni, nello sforzo di raggiungere i nostri vicini arabi, abbiamo anche creato un dipartimento che mantiene i contatti con i media del mondo arabo. Piuttosto spesso, ora i portavoce israeliani sono intervistati dalla stampa araba e compaiono alla televisione araba; questo era impensabile in passato.

Alle volte i nostri risultati nei confronti dell'opinione pubblica sono solo parziali, considerando il fatto che siamo svantaggiati nei media stranieri e nelle organizzazioni internazionali. Ma anche il successo parziale è importante e nel tempo può portare ad un successo più grande, con uno sforzo continuo e determinato da parte nostra. Quando la questione della barriera di sicurezza israeliana è stata portata davanti alla Corte Internazionale all'Aja, era chiaro dall'inizio che là non ci sarebbe stata giustizia, visto il pregiudizio su di essa a causa delle influenze pro-palestinesi e anti-israeliane alle Nazioni Unite. Ma, fuori dalle aule della Corte internazionale, Israele ha condotto una grande campagna diplomatica pubblica, orchestrata dal Ministero degli Esteri israeliano, che assieme ad altre agenzie governative israeliane è riuscito a focalizzare l'attenzione necessaria alle ragioni per la barriera di sicurezza (il terrorismo palestinese e le sue vittime innocenti) e così ottenere comprensione per Israele in vari ambienti nel mondo, come negli Stati Uniti d'America e persino in Europa.

Una delle principali sfide che Israele affronta all'estero è far sì che le persone si rendano conto che in Israele non c'è solo il conflitto, la tensione, la lotta al terrorismo. Il fatto che gli israeliani vivano in molti modi una vita normale, che siamo una robusta e prospera democrazia e una società pluralistica, che abbiamo avuto successi nelle arti e nelle scienze, viene ignorato nei titoli [dei media]. Il Ministero degli Esteri per anni ha compiuto lo sforzo di catturare l'attenzione su questi altri aspetti importanti di Israele e noi ora siamo impegnati ad intesificare questi sforzi con un'importante campagna per mostrare che c'è un "Israele oltre i titoli" [Israel Beyond the Headlines].

Così mentre l' "hasbara" israeliana non ha ancora ottenuto tutto quanto vorremmo e anche se Israele frequentemente prende colpi dalla comunità internazionale, tutto questo non è che una faccia della medaglia. L'altra faccia è il fatto che Israele abbia molti amici e che la diplomazia pubblica israeliana abbia conseguito dei successi  nel rafforzare e migliorare i legami di Israele con i Paesi del mondo. I diplomatici israeliani e i portavoce ufficiali sono spesso lodati dai loro colleghi stranieri per la loro iniziativa, energia e per la professionalità nel rappresentare la causa di Israele. Sebbene ci sia sempre spazio per il miglioramento, e stiamo costantemente battendoci a questo scopo, così come la causa d'Israele stessa, lo sforzo della diplomazia pubblica israeliana non ha nulla per cui chiedere scusa.






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