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  Sunday 4 May 2003 14:59:35  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Goldhagen denuncia nuovo razzismo

 
To:
Israele   Israele
 
fonte:http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CULTURA&doc=APRE
Lo storico dell’Olocausto denuncia un nuovo razzismo
«L’odio per gli ebrei si mescola a quello per gli Usa e ormai estende la sua influenza all’Africa e all’Asia»
di Daniel Goldhagen
L'antisemitismo si sta evolvendo. Dopo un periodo di remissione, dovuto agli orrori dell'Olocausto, l'antico pregiudizio negli ultimi tempi è stato ripristinato, catalizzato dal conflitto arabo-israeliano. Ha inaugurato un’epoca nuova in cui il principale punto focale si è spostato dal nazionale all'internazionale. Sempre proteiforme nella qualità, sempre mutevole per accogliere l'idioma del suo tempo, l'antisemitismo è stato globalizzato. L'antisemitismo ha sempre avuto componenti nazionali ed internazionali.
Durante la lunga era dell'antisemitismo cristiano, l'istituzione transnazionale della Chiesa cattolica diffondeva la credenza che gli Ebrei, in quanto assassini di Cristo, fossero una forza cosmica volta al male. Ma il bersaglio principale del pregiudizio antisemita era locale, gli ebrei della tale città, regione e paese che si presumeva recassero danno ai loro vicini cristiani.
Nel suo secondo periodo, durante il XIX ed il XX secolo, l'antisemitismo prese un aspetto laico e più razzista, pretendendo che una cospirazione di ebrei stesse lavorando contro l'umanità. Di nuovo la maggior parte del fuoco antisemita era diretto localmente - dai tedeschi contro gli ebrei tedeschi, dai francesi contro gli ebrei francesi - a causa del presunto danno che essi infliggevano ai propri connazionali. Il «Problema ebraico» - una delle questioni politiche più scottanti del tempo - riguardava più che altro cosa i tedeschi, i francesi, i polacchi e altri avrebbero dovuto fare degli ebrei presenti nei loro Paesi.
L'antisemitismo globalizzato è una nuova costellazione di aspetti innestati sopra quelli vecchi. Vario e complesso, è orientato verso il piano globale. Nella maggior parte dell'Europa, e di certo in quella occidentale, l'antisemitismo è praticamente morto. In Germania, in Francia e altrove solo elementi marginali sono convinti che gli ebrei locali rechino gravi danni - economici, professionali, morali - ai propri vicini non-ebrei, e che sia necessaria una risposta radicale.
Il punto focale dell’animosità anti-ebraica si è spostato prevalentemente verso gli ebrei di altre nazioni - d'Israele e degli Stati Uniti - che si presumono i principali colpevoli materiali e morali dell'arena internazionale. Il sionismo per molti è diventato un'entità mitica, un agente della distruzione del mondo, e l'antisionismo si è mescolato all'antiamericanismo al punto che politici nazionalisti russi possono esprimere il loro timore della dominazione americana dichiarando che la Russia corre il pericolo d'essere «sionizzata».
Anche il centro dell'antisemitismo e le direzioni in cui esso si propaga sono nuove. Nelle epoche precedenti la demonizzazione degli ebrei scorreva prima dal centro cristiano, e poi europeo, verso le periferie. Oggi, esistono molti centri antisemiti e flussi multidirezionali dall'Europa verso il Medio Oriente e altrove, e ritorno. L'Europa ha esportato essenzialmente il suo classico razzismo e antisemitismo nei Paesi arabi, che lo applicano a Israele e agli ebrei in genere, pervadendolo degli aspetti reali e immaginari del continuo conflitto locale. Poi i Paesi arabi hanno ri-esportato la nuova demonologia ibrida in Europa e, servendosi delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali, in diversi Paesi del mondo. In Germania, in Francia, in Gran Bretagna e altrove oggi l'espressione e l'agitazione antisemita si serve di vecchi luoghi comuni, un tempo applicati agli ebrei locali - accuse di provocare disordini, di voler sottomettere gli altri - con nuovi contenuti, diretti prevalentemente a ebrei al di fuori dei loro Paesi e del loro continente.
Nuova è l'iconografia che caratterizza l'antisemitismo globale. Il Rambo ebreo ha largamente soppiantato Shylock nell'immaginario antisemita. L'ebreo viscido e subdolamente corruttore dei primi due periodi dell'antisemitismo, armato adesso del suo nuovo potere politico e militare, è diventato l'Ebreo che sottomette, brutalizza e uccide, sia svolgendo da sé il lavoro sporco, come in Israele, sia servendosi di altri che lo fanno al suo posto, come si dice, fantasiosamente, che faccia con l'amministrazione Bush, o come si sostiene che faccia l' establishment della East Coast con gli Stati Uniti in generale.
Un'immagine emblematica dell'antisemitismo globalizzato è riassunta in una vignetta dove Donald Rumsfeld indossa una stella gialla con scritto «sceriffo» seguito da un Ariel Sharon che brandisce un manganello ed ha accanto un vitello d'oro. Che questa scenografia sia stata creata per una manifestazione antiglobalizzazione a Davos non è una pura coincidenza.
L'antisemitismo globale ha altri importanti aspetti nuovi, compresa la sua trasmission e istantanea e planetaria, via Internet e Tv, con le storie piene di pregiudizi e le immagini incendiarie dei palestinesi che soffrono, subito amalgamate nel «racconto» antisemita; il suo unificare, oggi, elementi sia della destra che della sinistra europea, infine il fatto di venire seminascosto sotto il manto dell'antisionismo.
Forse più peculiare, però, è il disancorarsi dell'antisemitismo dalle sue fonti originali. Si è staccato dalla cristianità, sebbene esistano ancora potenti fonti cristiane di antisemitismo. Si è staccato dalle sue sorgenti del XIX secolo che erano legate alla costruzione delle nazioni, alle reazioni contro la modernità e alle nozioni pseudoscientifiche di razza e darwinismo sociale, sebbene la demonologia di quel periodo sia tuttora forte sotto forme in qualche maniera trasposte.
L'antisemitismo globalizzato è entrato a far parte della sottostruttura del pregiudizio nel mondo. Galleggia liberamente, situato in molti Paesi, sottoculture e nodi, disponibile in molte varianti e per chiunque non contesti le influenze internazionali, la globalizzazione o gli Stati Uniti. E' implacabilmente internazionale nel suo focalizzarsi su Israele al centro della regione oggi più tormentata da conflitti, e sugli Stati Uniti in quanto potenza mondiale onnipresente. E' autorafforzante, con le sue costruzioni fantastiche su ebrei e sionismo - che sono scisse dalla critica leale che si potrebbe fare alle politiche israeliane - e col collocarsi del tutto all'esterno dei Paesi e dell'esperienza della gente. E dista solo qualche cliccata di mouse .
Dopo l'Olocausto e dopo il Concilio Vaticano II, sembrava che l'antisemitismo fosse diminuito e che si sarebbe finalmente atrofizzato. Di certo è diminuito e, nella maggior parte dei Paesi europei, Germania compresa, l'opinione pubblica rispetto ai connazionali ebrei è stata de-demonizzata. Molta gente in Europa e altrove oggi respinge anche le nuove fantasie antisemite.
Però il risveglio dell'antisemitismo nella sua nuova forma globalizzata significa che l'antisemitismo è riuscito ancora a trasformarsi e a estendere la propria portata - anche all'Africa e all’Asia. Fin qui, il nuovo antisemitismo globalizzato non si è dimostrato pericoloso come le forme precedenti, tranne che in Medio Oriente, ma i suoi aspetti allarmanti suggeriscono che ne abbia la potenzialità. Una risoluzione reale del conflitto arabo-israeliano toglierebbe un po' di ossigeno a questo nuovo antisemitismo. Ma le sue radici profonde nella coscienza sempre più globalizzata, e la sua comprovata tenacia e plasticità, rendono improbabile che si dissolva.
(Traduzione di Laura Toschi)


fonte: http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CULTURA&doc=COL1B
Daniel Jonah Goldhagen è nato nel 1959 a Boston, figlio di un sopravvissuto all’Olocausto. Vive a Boston e insegna all’Università di Harvard
Nel 1997 scrive "I volenterosi carnefici di Hitler", sul consenso dei tedeschi ai criminali progetti di Hitler
Quest’anno ha suscitato clamore il suo secondo libro, uscito da noi un mese fa (Mondadori, pp. 351, 19), "Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’Olocausto" dove, oltre che di silenzio colpevole al tempo del nazismo, accusa la Chiesa di non aver mai offerto riparazione per il pregiudizio antisemita creato nei secoli con l’accusa agli ebrei di deicidio.
Lavora a un libro sulle riparazioni mai concesse agli afro-americani degli Stati Uniti.


fonte: http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CULTURA&doc=BIOG
DALL’11 AL 14 MAGGIO
Dibattito a New York sul demone che ritorna
Il filosofo francese Alain Finkielkraut, lo storico inglese Simon Schama, l'autrice iraniana Azar Nafisi, la scrittrice italiana Fiamma Nirenstein e gli autori americani Daniel Goldhagen, Paul Berman e David Kertzer sono alcuni dei 35 intellettuali che dall'11 al 14 maggio parteciperanno alla conferenza internazionale «Vecchi Demoni, Nuovi Dibattiti: l'antisemitismo in Occidente», organizzata dal Yivo Institute for Jewish Research di New York. «Gli ebrei sono sotto attacco», punta il dito Leon Wieseltier, critico letterario dell'autorevole rivista The New Republic e uno degli organizzatori. «L'Europa sembra disfigurata ancora una volta dal suo antico e più ignobile pregiudizio».
La conferenza - che esplorerà anche l' escalation di antisemitismo in Usa, specie nei campus universitari - è scaturita dalla profonda preoccupazione nel mondo ebraico per l'aumento di attacchi antisemiti prima e dopo la guerra in Iraq: un conflitto di cui molti, persino in America, attribuiscono la «colpa» agli ebrei.
«In migliaia di siti Internet gli ebrei sono accusati anche di aver fatto esplodere lo Shuttle Colombia e organizzato le stragi dell'11 settembre», scrive il Wall Street Journal , ricordando come «il 26% degli ebrei francesi vuole lasciare il Paese a causa dell'antisemitismo mentre in Spagna il 72% della gente è convinta che gli ebrei spagnoli siano più fedeli a Israele che alla madrepatria».
Persino in Usa, secondo gli ultimi dati Fbi, i «crimini dell'odio» contro gli ebrei sono più del doppio rispetto a quelli contro i musulmani, nonostante questi ultimi siano aumentati del 1600 per cento nell'ultimo anno.
Alessandra Farkas





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