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Comunità ebraica contro i professori anti-Israele:
«Ma così fanno il gioco di Sharon!», esclama Amos Luzzatto, presidente dellUnione delle comunità ebraiche italiane. Oggetto dellindignazione è liniziativa di boicottare le istituzioni culturali israeliane presa da alcuni docenti italiani. Un manifesto che invita a non partecipare a conferenze in Israele e a non esaudire le richieste scientifiche e culturali provenienti da quel Paese è stato diffuso a Ca Foscari dal professor Riccardo Zipoli, direttore del Dipartimento di studi euro-asiatici: dopo ladesione di sei docenti veneziani (Gabriella Buffa, Alessandro Costantini, Rodolfo Delmonte, Francesco Gatti, Daniela Meneghini, Malcolm Sylvers), sono arrivate firme da professori di altri atenei fra i quali Giuseppe Martella di Urbino, Federico Zanettin dellUniversità per stranieri di Perugia, Ehab El-Shaer di Bari e Anna Redaelli di Genova. I nomi vanno idealmente ad aggiungersi alle 700 firme raccolte in Europa
dopo una petizione apparsa lanno scorso sul quotidiano The Guardian . «Gli italiani arrivano sempre per ultimi», commenta Luzzatto, ricordando che lidea di un embargo culturale aveva cominciato a diffondersi fin dallautunno 2000, dopo linizio della seconda intifada.
Tutto era iniziato quando il professor Steven Rose della Open University britannica - fra laltro un ebreo che perse la famiglia nellOlocausto - guidò una petizione di 120 docenti che invitavano a rompere i rapporti con i colleghi israeliani almeno fino a quando fossero durate «loccupazione militare dei territori palestinesi e la violazione da parte di Israele dei diritti umani». Ma per Luzzatto tutto ciò è controproducente: «Lidea di embargo culturale è orribile», ribatte, «anche perché le principali forze che lottano per la pace e per unintesa con il mondo arabo si trovano nelle università israeliane. Sabotare gli atenei, quindi, è come pugnalare alle spalle le forze che con grande rischio fanno nelle loro sedi proprio quello che alcuni accademici italiani fanno nei loro salotti con un tratto di penna».
Lappello è arrivato agli indirizzi di posta elettronica di molti docenti provocando reazioni contrastanti nellateneo.
Qualcuno, come Giovanni Levi di Storia Moderna, ha parlato di antisemitismo, ma uno dei firmatari, Francesco Gatti, docente di storia dellAsia, ha replicato: «Ho aderito perché sono antisionista e non antisemita: credo che Israele avrebbe dovuto rispettare le risoluzioni dellOnu sui territori occupati, ma dal 67 cè stata una continua escalation di violenza. Alla luce di questo, i rapporti con gli istituti israeliani vanno ripensati».
La tensione, dunque, sale a Ca Foscari, al punto di richiedere un intervento del rettore Maurizio Rispoli: «La firma di tale appello è avvenuta a titolo personale da parte di sei degli oltre 500 docenti e, ovviamente, non può essere assunta come posizione dellistituzione. LUniversità di Ca Foscari sottoscrive e sviluppa accordi di collaborazione didattica e scientifica con istituzioni internazionali sue pari, a prescindere dalle scelte e dagli orientamenti politici dei governi di ciascuno Stato».
Amos Luzzatto, comunque, contesta luso della cultura come arma in una situazione tragica come la crisi palestinese: «Se cè un sistema», afferma, «per avvicinare i popoli e le genti in un momento di conflittualità, questo è la cultura intesa come critica e confronto. Sabotare gli scambi culturali, quindi, significa solo favorire la cronicizzazione dellescalation. Ma le strade dellinferno sono lastricate di buone intenzioni».
LAPPELLO E partito dal quotidiano inglese The Guardian : boicottiamo gli intellettuali israeliani per isolare Sharon. E stato sottoscritto da professori e studenti della Università di Harvard e del Mit
A CA FOSCARI
Sette docenti della Università di Venezia hanno sottoscritto lappello. Sono Riccardo Zipoli, Gabriella Buffa, Alessandro Costantini, Rodolfo Delmonte, Francesco Gatti, Daniela Meneghini e Malcolm Sylvers
GLI ALTRI
Altri quattro docenti italiani si sono uniti: Giuseppe Martella di Urbino, Federico Zanettin di Perugia, Ehab El-Shaer di Bari e Anna Redaelli di Genova
Cesare Medai |
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