Sul convegno, vedere:
http://hsozkult.geschichte.hu-berlin.de/termine/id=4375
http://calenda.revues.org/nouvelle5731.html
Fonte: UCEI
http://www.ucei.it/uceinforma/rassegnastampa/2005/settembre/Ilgiornale/240905.asp
da Il Giornale di Brescia, 24/09/2005
ANTISIONISMO: IL NO «POLITICO» DELLA DESTRA
Un convegno ad Amburgo
Si tiene ad Amburgo oggi e domani, su iniziativa del «Groupe de travail sur lantisionisme dans le long XXe siecle» un convegno di studi su «Partiti politici e sfida antisionista in Europa». Tra i relatori il prof. Roberto Chiarini, storico bresciano, su «Lantisionismo e lestrema destra italiana».
Anticipiamo parte dellintervento.
Roberto Chiarini
Lestrema destra italiana, a differenza di tutte le altre democrazie europee, conserva un saldo e stabile legame culturale, ideologico ed anche politico per almeno tutta la Prima repubblica.
Questo legame si chiama riconoscimento del fascismo come fonte di ispirazione imprescindibile, per quanto interpretato in termini e secondo registri assai diversificati, del proprio universo politico È, questo, un primo, decisivo punto fermo da cui muovere per orientarci nella storia della complicata e convulsa galassia dellestrema destra italiana. Non se ne deve desumere, però, che essa per tale ne abbia derivato un orientamento lineare, omogeneo e costante in tema di sionismo, Stato dIsraele così come su razzismo e politica estera.
Per quanto ben diversamente mobile e fantasioso rispetto al "fascismo storico", maestro di rivolgimenti acrobatici (e appunto per questo capace di essere insieme razzista e anticolonialista, rivoluzionario e dordine, monarchico e repubblicano, anticlericale e clericale), il neofascismo non osa uscire fuori dellalveo tracciato dal suo modello storico (in questo almeno assai poco "fascista"). Il fatto è che il movimento guidato da Mussolini era pregiudizialmente contrario a legarsi le mani a dei principi. Opponendo che il fascismo è vita e la vita è movimento, le sue opzioni erano (relativamente) libere da assiomi ideologici vincolanti, variabili dipendenti (entro certi limiti, ovviamente) dei calcoli di opportunità politici del dittatore. Questo era valso anche per la "questione sionismo".
Nel corso del Ventennio le oscillazioni in materia sono state molto ampie e contraddittorie. Quindi, per chi guarda a quel precedente può trovare un po gli appigli che vuole. A questa causa di mutevolezza degli orientamenti dellestrema destra italiana sul tema se ne aggiunge una seconda: il suo ruolo di forza estranea, se non ostile, alla cultura democratica, eppure chiamata ad operare allinterno di una democrazia. Ne discende per lMsi una polarità fedeltà/su- peramento del fascismo che accompagna lintera esistenza della destra italiana e che valorizza il primo o il secondo termine del dualismo a seconda che entri in gioco il richiamo identitario o il calcolo politico, lacculturazione ideologica o la propaganda elettorale.
Accade così che allindomani della caduta del fascismo, finchè valgono le ragioni ideali e politiche fissate dalla lotta al nazifascismo, la destra italiana non trova difficoltà a tenere insieme lidentità con la politica: la difesa dellantigiudaismo, dellantisionismo, in casi estremi delle stesse leggi razziali fasciste e, nellimmediato, lopposizione allo Stato dIsraele, con una politica interna anti-antifascista (e cioè di opposizione frontale al governo ed alla repubblica, alla Dc e al Pci insieme al rigetto della "democrazia dei partiti") e con politica estera ostile agli "alleati" del 40-45, e cioè alle potenze plutocratiche degli Usa e della Gran Bretagna disinvoltamente accomunate alla centrale del sovversivismo comunista di Mosca.
Non appena, però, nella vita politica interna si rompe la solidarietà antifascista (1947) e il quadro politico si imposta sulla contrapposizione anticomunismo del governo e filocomunismo dellopposizione di sinistra, la destra è spinta a sposare sempre più le ragioni ideali e politiche dellanticomunismo e perciò a mettere in sordina tutti i richiami delegittimanti al fascismo: nella fattispecie lantipatia per Israele in quanto "avamposto" dellOccidente, per non dire dellantisionismo e delle leggi razziali del 38.
Il passo successivo verso uno stemperamento, se non verso labbandono, delle matrici originarie fasciste è sollecitato dallevoluzione della politica estera, in particolare dallaggravarsi della "questione mediorientale". È del 67, con la guerra dei "sei giorni" che lMsi compie una scelta inequivoca a favore di Israele e mette in sordina le originarie simpatie per il mondo arabo e lIslam, per i palestinesi e lEgitto di Nasser, ora accusato di "cripto-comunismo".
Da questo momento in poi leredità fascista, ideale e politica, dellantigiudaismo, dellantisionismo, del filoarabismo (del Mussolini "spada dellIslam") non scompare, ma si ritrae nel sommerso del mondo giovanile e di un estremismo prevalentemente extra-parlamentare ma spesso assai contiguo o addirittura sotterraneo al partito. Un superamento senza se e senza ma del lascito morale e politico del ventennio si compie solo con la nascita di Alleanza Nazionale.
Nelle tesi politiche approvate al Congresso di Fiuggi (1995) si trova la «condanna esplicita, definitiva, senza appello (...) verso ogni forma di antisemitismo ed antiebraismo» anche «camuffati con la patina propagandistica dellantisionismo e della polemica anti-israeliana».
Seguono atti riparatori altamente simbolici da parte dello stato maggiore di An, in particolare e con maggior risalto da parte del suo leader Gianfranco Fini. Il 15 aprile 2002 numerosi esponenti di Alleanza Nazionale aderiscono all«Israel Day» organizzato a Roma dal «Foglio» di Giuliano Ferrara. Il 13 settembre successivo Fini rilascia unintervista al giornale israeliano Haaretz in cui esplicitamente assume «la responsabilità (...) per ciò che accadde da noi dopo la promulgazione delle leggi razziali», chiedendo «perdono» al popolo ebraico.
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