Fonte: Informazione Corretta
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15.09.2006
Chi incita al genocidio non può far parte dell'Onu
Elie Wiesel spiega la campagna per l'espulsione dell'Iran
Testata: Il Foglio
Data: 15 settembre 2006
Pagina: 3
Autore: la redazione
Titolo: «Il Nobel per Pace che vuole espellere l'Iran dalle nazioni unite»
Dal FOGLIO del 15 settembre 2006:
New York. Se soltanto lOnu applicasse la sua Carta fondamentale, lIran verrebbe cacciato dalle Nazioni Unite ed espulso dal consesso delle nazioni civili per il continuo incitamento a commettere genocidio e a cancellare lo stato di Israele. Invece il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, sarà ricevuto con tutti gli onori dallAssemblea generale delle Nazioni Unite, come se non avesse mai predicato la distruzione di un altro stato membro per motivi razziali.
Un gruppo di intellettuali guidati dal premio Nobel per la Pace, Elie Wiesel, e dallavvocato liberal e professore ad Harvard, Alan Dershowitz, ha preparato una campagna legale, un appello e una manifestazione per il 20 settembre davanti al Palazzo di vetro, nel giorno in cui è previsto larrivo di Ahmadinejad.
Sono una settantina le persone, provenienti da molti paesi, ad aver firmato lappello spiega Eli Wiesel al Foglio Chiediamo che Ahmadinejad sia dichiarato persona non grata e, inoltre, lespulsione dellIran dallOnu. Il giorno in cui il presidente iraniano parlerà allAssemblea io sarò seduto tra il pubblico, se farà discorsi antisemiti ci sarà unimmediata reazione.
Comincia maluccio la settimana che porta alla riapertura dello screditato tempio del dialogo e della diplomazia. Il fallimento della riforma interna, gli scandali di corruzione, la successione di Kofi Annan, e finanche il rilancio della missione Unifil in Libano, restano in secondo piano rispetto allargomento principale che è, ovviamente, il piano nucleare iraniano che il mondo libero non riesce a fermare. Scaduto lultimatum fissato dal Consiglio di sicurezza, ieri Ahmadinejad ha detto che vorrebbe riprendere il dialogo purché ci siano non meglio specificate nuove condizioni. Il punto è che lIran, fin qui, non ha rispettato le precedenti condizioni né tutti gli inviti al dialogo e alla soluzione diplomatica.
Mercoledì, lagenzia atomica dellOnu, lAiea, ha accusato il Congresso degli Stati Uniti di aver preparato un dossier disonesto sullo stato davanzamento del progetto atomico degli ayatollah, sicché è già partito il carnevale di critiche allAmministrazione Bush, accusata questa volta di enfatizzare le capacità iraniane esattamente come fece anni fa con le armi non convenzionali irachene. La Casa Bianca, però, si deve difendere anche dalle accuse opposte, avanzate sul Washington Post dalla comunità liberal, cioè di essere troppo accondiscendente con i giochetti di Teheran.
La situazione oggi non sembra far intravedere sbocchi: la Casa Bianca non ha una strategia definita, lIran non molla di un centimetro, gli alleati europei non sembrano disposti a far la voce grossa e il Consiglio di sicurezza, come al solito, è bloccato dai veti incrociati. In questo quadro è previsto larrivo di Ahmadinejad a New York (ieri è andato a Cuba per partecipare alla riunione organizzata dai paesi non allineati) e laccoglienza preparata da Wiesel e dagli altri.
Venerdì scorso, lOnu ha presentato la sua Strategia globale contro il terrorismo che, ancora una volta, non definisce che cosa sia il terrorismo, anzi invita a distinguerlo dalle legittime battaglie dei movimenti di liberazione nazionale. Non cè nemmeno traccia di rimprovero agli Stati che sostengono, finanziano e aiutano il jihad.
Anne Bayefsky, fondatrice di EyeontheUn.org, ha ricordato a una conferenza dellHudson Institute che la strategia dellOnu non comincia con lappello a sconfiggere il terrorismo, ma con linvito ad adottare misure che affrontino le cause della diffusione del terrorismo. Queste cause, in linea con le rivendicazioni di al Qaida, sarebbero le continue offese alla religione e la povertà.
Sullargomento lOnu non ha un record positivo: listituzione creata subito dopo l11 settembre per rispodere alle minacce terroriste, il Comitato antiterrorismo del Consiglio di sicurezza, in cinque anni non è riuscito a individuare né unorganizzazione terrorista né uno stato che le sostiene né un singolo jihadista.
Daltro canto, secondo le statistiche del nuovo Consiglio dei diritti umani Onu di Ginevra, su 192 paesi il primo violatore dei diritti delluomo risulta essere Israele, con gli Stati Uniti al terzo posto. LIran, per dirne una, lanno scorso era solo diciottesimo.
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