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  Wednesday 19 January 2005 18:58:42  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

La Puglia ebraica, un po' di storia

 
To:
Ebraismo   Ebraismo
 
Vedere anche: http://www.shalom.it/modules.php?name=News&file=article&sid=329.



Fonte: http://www.shalom.it/modules.php?name=News&file=article&sid=328


Una nuova Sion sulle rive dell’Adriatico
Pubblicato Giovedì, 23 dicembre 2004 @ 19:50:00 CET

di Daniel Della Seta


Sono moltissime le località pugliesi che ospitarono importanti centri ebraici

Quando ci siamo inoltrati nelle pieghe della storia alla riscoperta delle radici ebraiche nel Meridione italiano, siamo rimasti sorpresi dalla opulenza della produzione recente e dalla bibliografia ricca e completa. Dal testo di Gianolio, a quello di Cocchianella, sulla coscienza democratica di fronte al razzismo strisciante, sino al pregiudizio antisemitico in Italia, o alle vicende degli ebrei a Brindisi nel '400, ai documenti del Codice diplomatico di Annibale De Leo e Angela Frascadore.

Fummo tra i primi da queste colonne a porre l'accento su Trani nel corso dello scorso anno, ed oggi siamo orgogliosi di aver auspicato il recupero dell'antico insediamento ebraico sin dal Medioevo, che vide la comunità fiorire attorno alle sue quattro sinagoghe.

Si è potuta accertare, attraverso numerose fonti storiche, l'esistenza di colonie ebraiche in Italia meridionale già al tempo della Roma repubblicana. Gli ebrei sbarcavano di solito a Brindisi ed a Pozzuoli e restavano in terra d'Otranto, in Puglia, in Sannio e in Campania, sia come liberi cittadini che come schiavi impiegati nella coltivazione dei latifondi romani.

A seguito dell'occupazione di Gerusalemme da parte di Pompeo nel 63 e.v., molti ebrei furono portati in Italia come prigionieri di guerra aggiungendosi ad altri giunti precedentemente al tempo di Annibale. Inoltre, come attestato da Giuseppe Flavio nelle Antichità giudaiche, esisteva a Pozzuoli ai tempi di Erode il Grande una numerosa e florida colonia ebraica e così pure a Pompei, verosimilmente di origine anteriore alla conquista di Gerusalemme del 70 e.v.

Ma fu proprio dopo la distruzione di questa città da parte di Tito in quella data, con la conseguente dispersione del popolo ebraico, che si determinò lo stabilirsi in Italia meridionale di un grande numero di ebrei. Ne parla Josiffon o Pseudo Giuseppe nel X secolo, asserendo che Tito ordinò il trasferimento di cinquemila prigionieri di guerra a Taranto ed in Terra d'Otranto: da questi sarebbe nata la comunità giudaica di Oria, come afferma il cronista Ahimaaz nel secolo XI. Il numero degli ebrei deportati come schiavi nell'Italia meridionale aumentò ancora considerevolmente a seguito delle rivolte del 115 e 135 e.v., entrambe soffocate nel sangue.

Esistevano infatti in tarda età imperiale numerose comunità ebraiche nel Mezzogiorno italiano, ed è documentata l'esistenza di una sinagoga a Reggio Calabria nel IV secolo, come pure di resti di un complesso sinagogale del IV-V secolo a Bova Marina (del quale parleremo nel prossimo numero), mentre fonti letterarie ci parlano di sinagoghe nei secoli VI-VII a Terracina, Palermo e Cagliari.

Nei secoli seguenti al pontificato di Gregorio Magno, si perdono le tracce dell'insediamento di Pozzuoli, mentre invece nelle città a dominio longobardo, Benevento, Salerno e Capua, aumentò l'importanza degli insediamenti ebraici. Proprio a Salerno è accertata la presenza di una comunità ebraica nel IX, X e XI secolo che operava in una sua giudecca.

In definitiva si possono definire i rapporti delle comunità ebraiche con i nuovi regni sorti dopo la caduta dell'Impero d'Occidente come influenzati in maniera più o meno negativa, dall'intolleranza dimostrata in generale dai cristiani nei loro confronti. In ogni caso è necessario chiarire che solo per quanto riguarda la Puglia si hanno prove manifeste della presenza di colonie ebraiche continuative dall'età imperiale fino al Mille, non determinate da nuove migrazioni ma residue di stanziamenti più antichi, come a Brindisi, Venosa, Lavello e Matera.

La rinascita della cultura ebraica


Un discorso particolare merita il risveglio della cultura ebraica nel Mezzogiorno avvenuto fra il IX e il X secolo con il ritorno all'uso della lingua madre ed il passaggio dalla cultura giudaica ellenistico-romana e palestinese alla cultura talmudica di Babilonia, dovuta soprattutto ai più frequenti rapporti delle comunità, in particolare di quelle pugliesi, con il Medio Oriente e l'Egitto. Questo tipo di cultura si diffuse progressivamente: nel X secolo il medico e filosofo di Oria Donnolo Shabbetai è ancora vincolato al mondo greco-romano come pure l'autore anonimo della cronaca detta Sefer Yoseffon, la cui fonte è principalmente Giuseppe Flavio. Tuttavia lentamente si verifica una perdita di interesse per la cultura non giudaica con l'affermarsi del Talmud ed il concentrarsi sullo studio della tradizione e della normativa espresse dalla Misnah.

I centri dove fiorirono questi studi furono Bari, Otranto, Trani e Siponto, mentre sul Tirreno precipuamente a Salerno si affermava la filosofia e la teologia del grande Mosè ben Maimon, nome italianizzato in Maimonide, il quale era nato a Cordova in Spagna nel 1135 e morto in Egitto nel 1204.

Si può quindi parlare di una generale ripresa culturale ebraica intorno al 1000 in tutto il Mezzogiorno italiano, tuttavia intorno alla metà del secolo XII, a partire da Salerno, questa cultura assume una nuova dimensione determinata dall'arrivo di dotti dalla Spagna e dal Mezzogiorno di Francia, per cui in questa fase si assisterà al declino dell'antica tradizione giudaica locale sostituita da quella di origine arabo ebraica. In effetti esistono tracce di stanziamenti in questa regione all'inizio dell'era cristiana e proprio la Puglia è l'unica regione del Mezzogiorno in cui si abbiano testimonianze certe di una continuità di colonie ebraiche dall'età imperiale fino al 1000 e.v.

Varie dinastie governarono il Mezzogiorno italiano dall'XI al XV secolo: i Normanni, gli Svevi, gli Angioini e poi gli Aragonesi, in questo lungo lasso di tempo le condizioni delle comunità ebraiche mutarono notevolmente, nella seconda metà del secolo XV, mentre in Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Sicilia, Sardegna si verificarono persecuzioni ed avvenivano espulsioni degli ebrei, il regno aragonese ne accolse ed ospitò un gran numero provenienti da tutta Europa, diventando per questi punto d'incontro e sospirato angolo di salvezza in cui trovare accoglienza e possibilità di prosperare.

Questa documentazione ci perviene soprattutto da una serie di epigrafi funerarie ritrovate a Brindisi, Venosa, Lavello, Taranto e Matera, come pure da quelle, probabilmente dei primi secoli dopo Cristo, rinvenute in un ipogeo presso Bari nel 1925 in cui si accenna a personaggi di nome David, Mosè ed Elia. È interessante notare che queste lapidi funerarie sono tutte in lingua ebraica, a dimostrazione che fin da tempi antichi le comunità ebraiche pugliesi si servivano della loro lingua originaria. In Puglia gli ebrei molto prima che nelle altre regioni italiane, avevano abbandonato l'uso del greco e del latino per ritornare a servirsi dell'ebraico. Ecco l'ipotesi di una grande intensità di rapporti fra la Palestina e la Puglia.

I centri di questo risveglio culturale furono le più antiche comunità ebraiche pugliesi e cioè Bari, Oria, Venosa e Otranto. In particolare, l'importanza di Bari e Otranto è dimostrata da quanto fra i dotti ebrei europei si diceva delle due città: "da Bari esce la legge e la parola di Dio da Otranto"; questo detto ci è stato tramandato da Rabbenu Tam, famoso rabbino francese del XII secolo, tuttavia ben poco ci è dato sapere di questi due fari del sapere giudaico, di Otranto non rimane nulla mentre in Bari, i cui traffici con l'Oriente mediterraneo senz'altro agevolarono la presenza di una comunità giudaica, si hanno notizie di presenze ebraiche solo nel secolo X; si è poi anche ipotizzato che Melo di Bari fosse di stirpe ebraica.

Non si può dimenticare, fra le più famose scuole di cultura ebraica pugliesi, quella di Siponto: infatti da questa località agli inizi del secolo XI si recarono in Mesopotamia, per seguire le lezioni di Talmud Babilonese, numerosi giovani ebrei che al loro ritorno fondarono un centro di istruzione talmudica con a capo rabbi Leon ben Elhanan.

Alla discesa dei Normanni in Puglia esistevano, come si è già chiarito, numerose e rigogliose comunità fra queste particolarmente importanti quelle delle città marinare Gallipoli, Giovinazzo, Monopoli, Taranto e Trani. Di questa situazione ci riferisce il mercante Beniamino da Tutela, il quale riporta che durante il suo viaggio esistevano 500 ebrei a Otranto, più di 300 a Taranto, 200 famiglie ebraiche a Trani mentre vi erano a Brindisi 10 famiglie che si dedicavano alla tintoria.

Rammentiamo la presenza ebraica assai antica a Taranto, su cui però non esiste alcuna documentazione nell'alto Medioevo mentre era sicuramente assai numerosa al tempo dei Normanni. A Brindisi si hanno prove documentate da alcune iscrizioni su lapidi di insediamenti ebraici dall'800 al 1600 e.v. Durante la dominazione normanna si determinò un fatto molto importante destinato ad avere notevoli conseguenze sulle comunità ebraiche: il passaggio degli ebrei dal dominio diretto dei principi a quello dei vescovi, con la conseguente cessione a questi dei redditi e della giurisdizione sugli ebrei.

Premesso quanto sopra, fondamentalmente questo passaggio di giurisdizione fu determinato dal fatto che i Normanni si erano appropriati dei beni appartenenti agli enti ecclesiastici ed in cambio di ciò cedettero ai vescovi i redditi fiscali sugli ebrei.

Iniziò per gli ebrei un periodo di grande soggezione: essi vennero esclusi dai diritti politici e dai pubblici uffici come pure dalla possibilità di esercitare talune arti e professioni. A seguito dell'odio alimentato dalla Chiesa nei loro confronti, cominciarono ad essere perseguitati dai cristiani e s'indussero a vivere volontariamente in quartieri separati e raccolti intorno alle sinagoghe chiamati giudecche, da non confondere con i "ghetti" che vennero istituiti da papa Paolo IV con la bolla Cum nimis absurdum nel 1555.

Nonostante le angherie e le sopraffazioni, nel periodo normanno le colonie ebraiche di Puglia aumentarono di numero e d'importanza a seguito della protezione loro accordata da questi prìncipi sotto cui gli ebrei ebbero a godere molteplici vantaggi sia pure in condizioni d'inferiorità rispetto agli altri cittadini.

All'avvento degli Svevi le comunità ebraiche di Puglia erano importanti e fiorenti: fra le altre, basterà ricordare Andria, Corato, Foggia, Molfetta, e Troia; sotto Enrico VI queste prosperarono, così l'imperatore nel 1195 dichiarò di disapprovare le violenze e le sopraffazioni esercitate su costoro, per forzarne la conversione.

L'ascesa al trono di Federico II

L'avvento al potere di Federico II, il figlio di Enrico VI, comportò per gli ebrei di Puglia un periodo molto favorevole: egli si rese conto che gli ecclesiastici facevano sentire in maniera eccessiva il loro intervento sulle giudecche ed inaugurò una politica completamente diversa da quella attuata dai Normanni, riportando gli ebrei sotto l'unica e diretta giurisdizione da parte dello Stato, infatti l'influenza del clero cattolico aveva portato alla sanzione di nullità per il giuramento e la testimonianza degli ebrei contro i loro persecutori cristiani espressa nelle Consuetudini Baresi. L'imperatore estese nel 1231 a tutte le comunità ebraiche del regno la sua speciale protezione. Da parte di Federico II si era intuita l'enorme importanza economica delle comunità ebraiche pugliesi che già precedentemente avevano acceso mutui e concesso rilevanti prestiti nel regno.

Per questi motivi egli ritenne necessario, attraverso i disposti emanati, dare sicurezza a coloro che disponevano di grandi capitali, chiamando presso di sé uomini di cultura ed amministratori ebrei. Emanò un decreto in cui si stabilì la possibilità per gli ebrei di prestare denaro con l'interesse del 10% annuale senza incorrere in alcuna pena, giustificandolo con il fatto che, essendo gli ebrei di altra religione, non erano tenuti ad osservare quelle leggi morali contro l'usura che portavano a salvezza l'anima dei cristiani.

Anche dopo la morte di Federico II, cui gli ebrei manifestarono sempre grande riconoscenza, si protrassero i risultati della sua lungimiranza, sotto sia Corrado IV sia Manfredi. Tuttavia dopo questo periodo fecondo si preparavano per le comunità giudaiche tempi duri nel regno ed in Puglia dopo la definitiva sconfitta degli Svevi e l'invasione del regno da parte degli Angioini.

Gli ebrei a Trani dalle origini al dominio aragonese

Le origini della comunità di Trani sono controverse: alcuni pensano che i primi ebrei siano arrivati a Trani dopo la loro espulsione dai regni di Castiglia e d'Aragona verso il 1144 (fra questi F. Ughelli, D. Forges Davanzati, A. D'Aprea e G. Del Giudice), mentre altri, ritengono che gli ebrei si sarebbero stanziati in questa località in gran numero prima del 1000 e.v., contemporaneamente alle incursioni dei saraceni. Il loro numero si accrebbe certamente in maniera ulteriore quando Bari, che si era consegnata spontaneamente all'imperatore bizantino Manuele Comneno, fu distrutta per ritorsione nel 1156 da Guglielmo I il Malo; probabilmente molti dei suoi abitanti ebrei fuggirono trasferendosi a Trani apportando in quella comunità il loro tradizionale amore per lo studio e la cultura. Altro incremento si ebbe in questa città al tempo della espulsione degli ebrei dalla Francia voluta da re Filippo Augusto; come conseguenza di tale evento alcuni di essi si sarebbero quindi stabiliti a Trani verso il 1182. Tuttavia anche in Italia in quel periodo gli ebrei vennero perseguitati sulla base di assurde accuse di sacrilegio; a tale proposito Bedarride ricorda che a seguito di un'imputazione di tal genere a Trani ne vennero uccisi un numero considerevole.

L'insediamento di una colonia ebraica a Trani e la sua considerevole espansione nel tempo va senza dubbio ricercata nelle vaste prospettive commerciali che il suo porto permetteva; infatti questo fu per alcuni secoli epicentro delle attività economiche con le Repubbliche marinare e con l'Oriente. A questo proposito è necessario considerare che la giudecca, il quartiere ebraico di Trani, era strettamente collegata al porto ed occupava il nucleo principale della città antica all'interno della prima murazione longobardo-bizantina. Ancora oggi le vie conservano indicazioni con scritto La Giudea, via Sinagoga, via Della Giudecca, vico La Giudea, via Moisè da Trani…

La città


Se si considera l'attuale via La Giudea e il largo Scolanova dove sorge tuttora l'omonima sinagoga, fino a giungere in prossimità della porta antica e a tutta la fitta rete di viuzze e vicoli che s'intersecano in questa zona si può facilmente constatare che gran parte del primitivo nucleo cittadino era abitato da ebrei. Pertanto, la tesi avanzata circa l'esistenza di una comunità ebraica a Trani sin dai primi secoli dell'era cristiana, sia pure non provata, presenta una sua validità proprio nell'ubicazione della giudecca che come abbiamo visto coincideva con il nucleo originario della città.

Nell'ambito urbano descritto sorgevano ben quattro sinagoghe poi trasformate in chiese. Questa trasformazione avvenne intorno al 1380, al tempo di Carlo III di Durazzo in cui molti ebrei del luogo furono indotti a convertirsi al cristianesimo, e le sinagoghe presero il nome di San Leonardo Abate, S. Pietro Martire, SS. Quirico e Giovita e Santa Maria in Scolanova; le prime due vennero in seguito demolite ma se ne conosce sicuramente il luogo dove erano edificate, mentre sopravvivono quella dei SS. Quirico e Giovita (in seguito chiamata S. Anna) e quella di Santa Maria in Scolanova, verosimilmente la più antica in quanto è possibile sia stata edificata tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII da ebrei immigrati a Trani dalla Germania, mentre quella di S. Anna venne completata nel 1247, data riportata su una lapide marmorea tuttora esistente. E' interessante ricordare che queste ultime sono le uniche sinagoghe, edificate nel Medioevo, che sopravvivono nel Mezzogiorno italiano. Inoltre gli ebrei possedevano un proprio cimitero situato fuori le mura della città.

Riportate le tesi più accreditate circa l'origine della comunità ebraica di Trani e la sua ubicazione nell'ambito cittadino, ricordiamo che i Normanni, anche per Trani, ripresero la loro tradizionale politica di porre gli ebrei sotto la giurisdizione ecclesiastica. Prima di questo mutamento di situazione giuridica, gli ebrei di Trani avevano goduto di notevole agiatezza: anzitutto erano aumentati al numero di 200 famiglie come riferisce Beniamino da Tudela, inoltre erano dediti a numerose attività commerciali ed artigianali come la tintoria di panni e la confezione di vasi oltre che al concedere mutui.

Anzitutto gli arcivescovi cercarono in ogni modo di impedire agli ebrei la proprietà immobiliare. A tale proposito bisogna considerare che la facoltà di possedere beni immobili non era un particolare privilegio degli ebrei di Trani ma riguardava le condizioni più o meno vantaggiose di cui godevano le comunità giudaiche in Stati diversi. D'altronde, per queste, l'essere sottoposte al potere delle curie ecclesiastiche relativamente a tutti i loro atti di diritto civile e penale costituiva un grave pregiudizio, infatti gli ebrei erano praticamente equiparati agli stranieri, ma diversamente da questi, ad esempio dai veneti che erano sottoposti alla loro giurisdizione nazionale attraverso il proprio console, essi dovevano sottostare alla volontà dell'arcivescovo, cui dovevano corrispondere un tributo annuo oltre a tutte le tasse che comportavano le loro attività.

Una riflessione approfondita merita lo sviluppo culturale che si ebbe nella comunità ebraica di Trani nei secoli XII e XIII. Infatti la cultura ebraica locale, frutto dell'antica tradizione biblico-talmudica, trovò la sua linfa nelle 200 famiglie ebraiche abitanti a Trani intorno al 1160 alla cui testa erano rabbi Heliac, rabbi Natan l'Esegeta e rabbi Saqah. In seguito, l'imperatore Federico II, uomo poliedrico e dotto egli stesso, amò circondarsi di sapienti e uomini di cultura, fra cui molti ebrei; fra essi è da citare Iaqob ben Abbamari Anatoli medico di Corte a Napoli ed amico di Michele Scoto, il filosofo ed astrologo ufficiale del sovrano. Tutto ciò premesso, è opportuno ricordare che Trani fu centro di notevole cultura ebraica proprio nel periodo della decadenza culturale della comunità di Bari, la cui dottrina si spense contemporaneamente all'intensificarsi di quella tranese. Infatti erano tranesi due dei più grandi maestri dei secoli XII - XIII, Isaia ben Mali detto l'Anziano e suo nipote Isaia ben Eliah; il primo svolse il suo insegnamento in Italia, Grecia, Macedonia e Palestina favorendo una interpretazione moderata della legge mosaica, il secondo fu l'autore delle Pisqe Halachot [Decisioni normative], che sono il primo codice rituale ebraico composto in Italia. Tuttavia questi due maestri formatisi nell'ambito culturale tranese migrarono poi nelle comunità dell'Italia settentrionale: con ogni probabilità Trani non offriva più condizioni adeguate per il loro insegnamento a causa dei diversi indirizzi socio-economici che si stavano affermando in quella città.

L'opera di lungimirante condiscendenza svolta da Federico II nei confronti degli ebrei tranesi si protrasse nel tempo: questi finanziarono i suoi discendenti a partire da Manfredi, che conosceva l'ebraico, per giungere a Corrado IV, serbando sempre nel cuore il ricordo della benevolenza dimostrata dal grande imperatore nei loro confronti.

L'avvento degli Angioini nel regno comportò un generale peggioramento nella condizione delle comunità ebraiche. Ciò si verificò anche a Trani; il passaggio sotto i nuovi dominatori fu traumatico per gli ebrei di questa città: aumentarono le imposizioni di ogni genere.

In realtà le conversioni, che avvenivano attraverso concessione di privilegi ai neofiti, non portarono a risultati duraturi in quanto angherie e sopraffazioni continuarono in maniera sempre maggiore anche nei confronti dei convertiti, che pertanto preferivano tornare alla loro antica religione. La situazione degli ebrei peggiorò poi a tal punto che il re stesso intimò al castellano di Trani di far cessare tali persecuzioni. D'altra parte, non era soltanto l'odio religioso a determinare questa situazione: gli ebrei tranesi disponevano di ingenti ricchezze in contante per cui subivano da parte dell'erario l'imposizione forzosa a concedere mutui che solo eccezionalmente venivano rimborsati.

I cittadini tranesi inviarono poi nel 1277 un ricorso al sovrano, denunciando che la curia arcivescovile opprimeva anche i neofiti pretendendo somme di denaro da questi e minacciando di scomunica quei giustizieri e baiuli che si fossero opposti a tali abusi. Tuttavia la situazione non migliorò ed inevitabilmente lo stato della comunità ebraica di Trani continuò a peggiorare. Con Carlo II sul trono, la condizione degli ebrei a Trani peggiorò, nonostante li avesse posti direttamente sotto la sua protezione, anzi il tributo che gli stessi avevano fino ad allora versato al fisco per particolari occasioni fu tramutato nel 1291 in tributo ordinario ed obbligò inoltre gli ebrei a portare il segno distintivo e consentì la trasformazione di tutte le sinagoghe in chiese cattoliche. Appare evidente che sotto il dominio dei primi sovrani angioini, a seguito dei provvedimenti restrittivi da loro presi, la situazione degli ebrei a Trani si era deteriorata. Di ciò fu cosciente re Roberto d'Angiò: egli era allarmato dallo stato d'impoverimento della giudecca di Trani, in cui diminuivano le famiglie ebraiche spaventate dalle continue vessazioni cui erano sottoposte dagli arcivescovi, infatti tale spopolamento determinava automaticamente una diminuizione degli incassi per il Regno.

Indubbiamente la condizione degli ebrei a Trani era peggiorata sotto gli Angioini rispetto al periodo svevo, tuttavia se si esaminano con attenzione i provvedimenti generali emanati da re Roberto e poi da Giovanna I, Ladislao e Giovanna II, che naturalmente valevano anche per Trani, si noterà che i primi due sovrani sottrassero gli ebrei ai soprusi dei cristiani, mentre i secondi eliminarono tutte le limitazioni imposte precedentemente dalle leggi civili ed ecclesiastiche. Invero, le restrizioni più severe furono fatte osservare dagli Angiò.

La nobiltà di sangue tranese, invidiosa della florida posizione economica di questo ceto che ormai dominava nel commercio ed era riuscito ad inseririsi anche nel governo dell'Università, istigò numerose persecuzioni nei loro confronti per cui gli ebrei convertiti cristiani, ormai sempre qualificati come mercanti, emigrarono numerosi, verso la fine del '400, nelle città di Molfetta e Barletta.
Nel contempo il futuro re Federico ordinò il sequestro delle loro proprietà, non per privarli dei loro averi ma, come ebbe a dichiarare in seguito, per garantirli ed evitare che fossero danneggiati.

La protezione degli Aragonesi nei confronti degli ebrei permise anche a Trani un grande sviluppo delle loro attività: vi furono tintori, conciatori, beccai e fornai, ma essendo questa una città marinara prevalsero i commercianti; tuttavia l'attività di gran lunga da questi preferita fu il prestito del denaro: la cosiddetta usura.
Gli ebrei la esercitavano in quanto autorizzati, sotto la protezione dei sovrani e delle stesse autorità cittadine. Dovevano però, per l'esercizio di tale attività, versare alla regia curia una somma di denaro che nel 1452 ammontava a 1000 ducati.
Questo si verificava a Trani nel 1458, nonostante esistesse un privilegio per cui nessun ebreo, una volta pagato l'importo stabilito, poteva "essere costricto per la rata de li altri che non pagassero".

Frattanto nella giudecca di Trani la vita quotidiana proseguiva secondo le consuetudini ebraiche con i propri sacerdoti che leggevano ogni sabato il Pentateuco e garantivano l'osservanza della legge mosaica, i rabbini che stabilivano il lecito ed il proibito, scomunicavano i malfattori, emettevano sentenze sui matrimoni. Essi dovevano essere i "docturi iudaichi" i quali stabilivano "lige et ordinaciune in loro lege pel bono regimento ben consone al ben vivere de li iudei " ed i proti scelti "in dui o tre fra li più ricchi, idonei et sufficienti ed acti per lo governo della iudeca", che conservavano tutti i documenti relativi ai privilegi concessi dai sovrani o da altre autorità alla comunità ebraica. Numerosi erano i matrimoni nella giudecca i cui atti erano redatti da un notaio ebreo; in mancanza di questo si ricorreva ad uno cristiano. Dagli atti notarili risulta che alla figlia di Gaudio Levi da Trani andarono once 50 e Leonetta sposata a Lazzaro di Trani avendo fatto conservare lo strumento dotale presso suo padre Jacobo e poiché non riusciva a riaverlo da Joia che, dopo la morte di suo padre si era risposata con mastro Samuele Spagniuolo, si rivolse direttamente al sovrano nel 1488.

Nella seconda metà del 1400 i rapporti fra gli ebrei e la comunità cristiana peggiorarono notevolmente. Si cercò di vessarli con qualsiasi pretesto: approfittando del divieto per i giudei di "conoscere carnalmente meretrici e donne cristiane", venne arrestato per tali motivi nel 1491 Ventura figlio di Abramo di Trani, nonostante le sue vibrate proteste in quanto egli asseriva che "mai tale cosa se ponerà in vero".

La politica aragonese fu caratterizzata da ambiguità ed ambivalenza.Ciò fu dovuto ad una serie di ragioni di cui le principali furono: la necessità dei sovrani di ottenere finanziamenti in momenti particolari dai banchieri ebrei che naturalmente premevano per ottenere privilegi a favore delle loro comunità, in secondo luogo le pressioni di determinati ambienti cattolici da sempre contrari ai giudei, che si opponevano a queste concessioni, ed infine i molti sovrani succedutisi in un tempo relativamente breve, cosa che impedì alla dinastia di perseguire un atteggiamento decisamente univoco e filoebraico.

In ogni caso si può senz'altro affermare che il periodo aragonese, sia pure inframmezzato da tumulti e vessazioni, fu per la comunità ebraica di Trani il più felice per la sua espansione economica, prima della definitiva espulsione dal Regno di Napoli.





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