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  Monday 14 June 2004 17:22:16  
From:
Amoha Danani   Amoha Danani
 
Subject:

Regina Jonas, la prima rabbina

 
To:
Ebraismo   Ebraismo
 
Riporto, con la mia traduzione in italiano, un articolo degno di nota apparso il 25 maggio 2004 nell'edizione on line inglese di Ha'aretz. Esso porta alla ribalta la figura di Regina Jonas, vissuta tra il 1902 e il 1944 in Germania, che è stata la prima donna ordinata rabbina. Questa donna e il suo ruolo nella comunità ebraica sono stati scoperti solo un decennio fa da una ricercatrice tedesca che vive negli Stati Uniti. L'articolo riassume le circostanze delle scoperta dei documenti relativi alla Jonas, ne racconta la storia e analizza l'impatto attuale di questa figura nel mondo ebraico e femminista.
Alla fine della traduzione, ho messo l'articolo originale inglese, e in fondo ad esso, una serie di link per gli approfondimenti: i primi quattro sono in italiano, anche se dicono poco o nulla della Jonas, ma spiegano la posizione della donna nell'ambito del rabbinato; gli altri sono in tedesco e in inglese, visto che gli studi in Germania, Inghilterra e USA ora sono numerosi . In fondo a tutto, l'unica fotografia della donna rimasta ai posteri.
AD




Da Ha'aretz on line, 25.05.2004
Un mito dimenticato
di Aryeh Dayan

Secondo i documenti scoperti a Berlino Est,
Regina Jonas è stata la prima donna ordinata rabbino e questo nel 1935. Come è possibile dunque che il suo nome sia stato cancellato dalla storia fino ai giorni nostri ?

Nel 1991, due anni dopo la caduta del Muro di Berlino, e immediatamente dopo la riunificazione della Germania, un'ondata di ricercatori e professori ha cominciato a visitare Berlino est e altre importanti città che hanno fatto parte della Germania Est. Sono arrivati da tutto il mondo, alla ricerca di materiale e documenti nascosti nei vari archivi dello stato comunista che era da poco cessato.

Tra questi ricercatori vi è la Dott. Katerina von Kellenbach, che lavora al dipartimento di filosofia e teologia del St. Mary's College of Maryland, un piccolo college cristiano. La Kellenbach è nata in Germania ed è immigrata negli Stati Uniti dopo che uno zio, che era il vice governatore di Pinsk (Polonia) durante la Seconga Guerra Mondiale, fu processato per crimini contro la popolazione ebraica di quella città.

Nella sua tesi di dottorato, la Kellenbach ha esposto il forte approccio anti-ebraico della "teologia femminista" che si è sviluppata in anni recenti nella chiesa protestante della Germania. In uno studio ella ha esaminato l'uso del "discorso cristiano del perdono" per prevenire i processi dei criminali nazisti in Germania. Nel 1991 ella si è recata a Berlino est per cercare materiale per un altro saggio, che doveva trattare l'attitudine dell'establishment religioso, sia protestante sia ebraico, verso le donne che cercavano di essere ordinate al sacerdozio nella Germania degli anni '30 del Novecento.

In un piccolo e sperduto archivio di Berlino est, la Kellenbach ha trovato una busta contenente un documento, scritto sia in tedesco sia in ebraico, intitolato "Certificato di insegnamento". Il documento era stato ricevuto da una donna di nome Regina Jonas dall'amministrazione della Hochschule für die Wissenschaft der Judentums, una famosa e prestigiosa istituzione di Berlino che istruiva gli insegnanti agli studi ebraici e i rabbini liberali (come erano chiamati in Germania i rabbini non ortodossi). La scuola fu fondata nel 1896 e operò consecutivamente fino alla sua distruzione nel 1942, dove anni dopo la presa al potere dei Nazisti e tre anni dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il documento, che fu consegnato alla Jonas il 12 dicembre 1930, certifica che essa fu abilitata all'insegnamento degli studi ebraici, inclusa la lingua ebraica, nelle scuole della comunità.

Nella medesima busta, assieme al documento e ad una grande e imponente fotografia della Jonas con gli abiti rabbinici e con in mano un libro, la Kellenbach ha trovato un altro documento ancor più interessante ricevuto dalla Jonas cinque anni dopo. Esso è firmato dal Rabbino Dr. Max Dienemann, capo dell'Associazione dei rabbini liberali della città di Offenbach, il quale il 25 dicembre 1935 ordinò la Jonas come rabbino delle comunità ebraiche di Germania.

La benedizione di Baeck

I ritagli di giornale provenienti dalla Germania e dalla Svizzera e ritrovati nella busta raccontano la lunga e convinta battaglia condotta dalla Jonas per ricevere l'ordinazione al rabbinato, e anche l'attitudine negativa verso di lei, persino tra quegli ebrei tedeschi riconosciuti come tolleranti liberali. L'ultimo documento nella busta reca la data del 6 novembre 1942. Rabbi Dr. Joseph Norden, un conoscente della rabbina Jonas, scrisse in esso che la Jonas  gli aveva consegnato il materiale il giorno in cui fu mandata assieme alla madre nel campo di concentramento di Theresienstadt. Norden, che vi fu mandato qualche giorno più tardi, sistemò tutti i documenti in una busta e li lasciò nell'archivio dove sono stati ritrovati 49 anni dopo dalla Kellenbach.

La Kellenbach non ha avuto alcuna difficoltà a capire l'importanza storica dei documenti. Secondo quanto risaputo fino a quel momento, la prima donna ad essere stata ordinata rabbino fu Sally Priesand, che lo divenne nell'ambito della comunità ebraica riformata degli Stati Uniti nel 1972. In nessuno dei molti studi pubblicati fino ad allora c'è menzione del fatto che una donna divenne rabbino in Germania 40 prima prima. Nessuno ha scritto che la Jonas, come provato da una delle lettere trovate nella busta, ricevette la benedizione del Dr. Leo Baeck, il rabbino liberale e filosofo che fu a cpo della Rappresentanza Nazionale degli ebrei di Germania, l'organo che fu istituito quando i Nazisti presero il potere, e questo per gestire gli affari della comunità ebraica.

E nessuno studio ha menzionato un altro fatto, che la Kellenbach ha scoperto poco tempo dopo nell'archivio del ghetto di Theresienstadt nella Repubblica Ceca: la Jonas continuò ad officiare come rabbina anche nel ghetto, e fu un membro dello staff del famoso psicologo Viktor Frankl, che fu creato dal Consiglio ebraico nel ghetto per curare la sofferenza emotiva e spirituale degli ebrei. I documenti scoperti dalla Kellenbach a Berlino e a Theresienstadt hanno perciò sollevato una domanda inquietante: come è accaduto che il nome della Jonas sia stato cancellato dalla storia, nonostante alcune sue conoscenze, come quelle di Frankl e Baeck, siano sopravvissute alla Shoah ?

La vera ragione all'ignoranza sulla Jonas non si saprà mai. La dott. von Kellenbach, così come lo storico israeliano Margalit Shlain e le femministe ebree di Germania, Inghilterra e degli Stati Uniti, credono che la ragione sia dovuta al fatto che la Jonas era una donna, e questo fatto è implicito nella storia di quella donna.

Regina Jonas nacque il 3 agosto 1902 in un sobborgo povero di Berlino, in cui molti dei residenti erano ebrei religiosi arrivati alla fine dell'Ottocento dall'Europa orientale. Tra questi anche i genitori di Regina, i quali conducevano tra molte difficoltà un'esistenza ortodossa. Wolf Jonas, il padre, fu un commerciante di poca fortuna, che morì nel 1913 lasciando nella miseria la moglie Sarah, la figlia Regina e il figlio Abraham (che aveva allora 13 anni). Elisa Klapheck, editore del mensile ebraico Jüdisches Berlin, ha recentemente pubblicato un libro sulla vita di Regina Jonas (Fraulein Rabbiner Jonas: Kann eine Frau das rabbinische Amt bekleiden ?). La Klapheck ha scoperto che il funerale del padre della Jonas, che fu sepolto in uno dei cimiteri ebraici della città, fu pagato dai vicini della comunità ebraica.

La morte del padre di Regina forzò la madre a spostarsi altrove coi bambini. Nel nuovo appartamento, vicino ad una piccola sinagoga non molto distante da Alexanderplatz, la vita di Regina cambiò. Ella fu attratta dall'atmosfera della sinagoga e il rabbino, Dr. Max Weil, che era uno dei primi in Germania a fare delle cerimonie bat-mitzvah per le ragazze, la prese sotto  la sua protezione. Egli fu tra coloro che si occuparono dei suoi studi, prima din una scuola ebraica e poi al liceo. Nel 1930 Regina ricevette il suo diploma di insegnante, e iniziò a mantenere se stessa e la madre come insegnante di studi ebraici.

Secondo il racconto della Klepheck, la Jonas, che non si sposò mai e visse con la madre fino a quando non furono entrambe deportate al ghetto, condusse una vita ortodossa anche quando studiava presso un istituto formativo considerato liberale e appartenente al movimento dell'Haskalah (illuminismo ebraico). Era ortodossa, ma credeva che non vi fosse contraddizione tra la halakah (legge religiosa ebraica) e il suo desiderio di servire come rabbina. Dopo aver conseguito il diploma, continuò a studiare all'università e quando terminò, nel 1933, scrisse una tesi finale in cui discuteva la questione Può una donna essere un rabbino ?. Facendo riferimento ad un grande numero di fonti halakiche, che sono citate nel documento originale ebraico, la Jonas rispose affermativamente. La radice negli ostacoli posti oggi nel cammino delle donne , scrisse a quel tempo, si trova nei pregiudizi creati nel Medio Evo, e possono essere superati senza cambiare alcuno dei principi rabbinici del giudaismo.

La Klephaek include nella sua biografia tutte le 88 pagine della dissertazione della Jonas.

Aspettando i treni

Tutti gli insegnanti della Jonas lodarono la sua dissertazione, ma nessuno di loro concordò per ordinarla rabbina. Il rabbi prof. Hanoch Albeck, il suo insegnante di Talmud, spiegò  che il proprio rifiuto dicendo che non voleva ordinare una donna. Il prof. Leo Baeck, in cui la Jonas aveva riposto grandi speranze, rifiutò anch'egli l'ordinazione. Baek era allora già capo della Rappresentanza Nazionale degli ebrei di Germania, e attribuiva grande importanza a preservare l'unità di tutte le correnti della comunità, e questo a causa del regime nazista. Sebbene egli ammirasse la Jonas nei suoi studi, non ritenne di dover rischiare l'unità per lei.

Due anni dopo, quando un rabbino fu finalmente trovato per compiere l'ordinazione della Jonas al rabbinato, Baeck si affrettò ad inviare alla donna una lettera di congratulazioni. Nel 1942, poco tempo prima che entrambi fossero deportati a Theresienstadt, egli aggiunge la sua firma per il suo certificato di ordinamento. Persino dopo la cerimonia, e a dispetto del fatto che le persecuzioni naziste provocarono la progressiva scomparsa delle comunità ebraiche e della leadership spirituale in Germania, la Jonas fu incapace di trovare una congregazione che la volesse assumere come proprio rabbino. Fino a quando non fu mandata a Theresienstadt, ella poté svolgere il suo ministero solo nelle case per anziani e negli ospedali della comunità ebraica.

La Jonas rimase a Theresienstadt per poco più di due anni, e nell'Ottobre del 1944 fu mandata con la madre ad Auschwitz. La sua occupazione principale nel ghetto, nello staff di Frankl, fu straziante: aspettava i treni in arrivo dalla Germania e preparava i nuovi venuti, alcuni dei quali tra le menti più brillanti dell'ebraismo tedesco, alla terribile realtà che li attendeva.

A Theresienstadt una volta incontrò il prof. Baeck, il leader riformato che dieci anni prima aveva rifiutato di firmare il suo certificato per il rabbinato. A differenza della Jonas, Baeck sopravvisse, ma fino alla sua morte, avvenuta a Londra nel 1956, egli evitò di parlare dell'attività della Jonas nel ghetto. Anche Frankl sopravvisse, anche se da Theresienstadt fu poi mandato ad Auschwitz. Anch'egli evitò di menzionare la Jonas nei suoi libri. Il comportamento di Frankl può essere meglio spiegato rispetto a quello di Baeck. Nella premessa al suo libro "Man's Search for Meaning", Frankl scrisse che aveva cancellato dalla propria memoria tutto ciò che gli era accaduto prima dell'entrata al cancello di Auschwitz.

Avvolta nel mistero

Persino oggi, tredici anni dopo la scoperta dei documenti della Jonas a Berlino est, la donna è avvolta nel mistero: perché il suo nome fu dimenticato per decenni ? Come è accaduto che una donna, ben conosciuta tra gli ebrei tedeschio nel decennio che precedette la Shoah, non abbia ricevuto alcuna testimonianza fino agli anni novanta del Novecento ? Com'è possibile che la sua attività nello staff di Frankl a Theresienstadt non sia mai stata menzionata nei testi scritti sul ghetto ?

Non esistono vere risposte a queste questioni. Parte della spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che essendo la Jonas una non conformista, ella divenne una persona con cui nessuna corrente religiosa o classe sociale potè pienamente identificarsi.

La Jonas, una donna ortodossa che sfidò l'establishment rabbinico e fu ordinata rabbina da un rabbino riformato, cadde tra due fessure: il movimento riformato non perpetuò la sua memoria perché non la considerò parte della propria tradizione e lo stesso accadde con il movimento ortodosso.

Solo negli anni '90, dopo la scoperta dei documenti nella Germania Est, il suo nome è cominciato a filtrare nella consapevolezza delle persone. Rabbini riformati (uomini e donne) in Inghilterra e negli Stati Uniti cominciarono a elogiarla nei sermoni tenuti in occasione dell'anniversario della sua nascita.
Il Dr. Elisabeth-Tikvah Sarah, una rabbina della sinagoga della comunità riformata di Brighton, in Inghilterra, ha lodato la Jonas in un articolo pubblicato in un'antologia dedicata alle donne rabbino. Ha lodato lo spirito pionieristico della Jonas, e ha sollevato alcune critiche nei confronti del movimento riformato, che secondo la Sarah ha tentato di cancellare la memoria per motivi di discriminazione sessuale. Come è possibile, ha chiesto la Dr. Sarah, che durante l'intero periodo dello studio per il rabbinato presso l'Istituto Leo Baeck di Londra ella non abbia mai sentito il nome della Jonas ? Perché, ha continuato la Sarah, alla cerimonia con cui sono stati consegnati all'Istituto i documenti scoperti a Berlino c'erano meno di dieci persone e tutto si è svolto in sordina ?

Elisa Slaphaeck ha  fondato la Deborah House a Berlino (una risposta femminista alla Hille House), che è un centro comunitario ebraico che si prefigge l'intento di servire da luogo d'incontro per le femministe ebree di tutto il mondo. Nel corridoio ha posto una grande foto della Jonas, come segno che perpetua la sua memoria.
"Storie come quella di Regina Jonas", dice la Slaphaek, "stanno oggi ispirando il rinnovamento della vita ebraica in Germania". Il nome e la fotografia della Jonas sono stati recentemente resi pubblici con una frequenza crescente nei siti Internet dei movimenti femministi ebraici del mondo intero. Curiosando in alcuni di questi siti ci si può rendere conto di come la Jonas stia lentamente diventando un simbolo femminista, un modello da imitare.

In Israele non vi è praticamente interesse per lei. Il prof. Judith Baumel, assistente e ricercatrice della Università Bar-Ilan che ha anche effettuato ricerche sugli aspetti  del genere [si intende quelli sessuali, maschile e femminile] nella Shoah, dice che la storia della Jonas è stata resa pubblica solo nell'ultimo decennio. Nell'archivio di Terezin (Theresiestadt) House nel Kibbutz di Givat Haim Ihud, un centro che è stato creato per commemorare gli ebrei che furono deportati a Theresienstadt, il dossier che porta il nome della Jonas consiste di sole due pagine che furono tradotte da un solo documento trovato nell'archivio del ghetto nella Repubblica ceca. Nonostante questo, quelle due pagine contengono informazioni rilevanti: la lista di una dozzina di lezioni tenute dalla Jonas agli ebrei del ghetto durante i due anni in cui visse lì. I soggetti di cui parla includono "La donna ebrea nel Tanach [la Bibbia ebraica] e il Talmud", "L'umorismo nel Talmud" e "I comandamenti religiosi a Theresienstadt".

La prima donna ricercatrice israeliana che abbia dimostrato interesse per la Jonas è Margalit Shlain, che sta lavorando a una dissertazione di dottorato presso l'Università di Tel Aviv che tratta del comportamento del Consilio ebraico (Judenrat) del ghetto di Theresienstadt. La Jonas non era membro di quel Consilio, e dunque la sua attività nel ghetto non è centrale nel lavoro della Shlain, che però aavendo trovato del materiale sulla rabbina nel corso delle sue ricerche, è convinta che la Jonas meriti una maggior attenzione rispetto a quella di cui ha potuto beneficiare fino ad oggi. Pochi mesi fa, quando è stata invitata dalla Terezin House per una conferenza sul proprio dottorato, la Shlain ha deciso di dedicare la conferenza alla Jonas. La Shlain dice di avere delle difficoltà a capire perché la memoria e l'attività della Jonas siano state tenute segrete fino a noi, e afferma che "un uomo di simile rilievo sarebbe stato celebrato immediatamente".

"Regina Jonas fu una donna eccezionalmente carismatica", dice la Shlain, " Un modello di pubblico emissario, sia in Germania sia a Theresienstadt. Nel ghetto assunse compiti di estrema difficoltà, e sapeva come dare speranza alle persone il cui intero mondo era stato distrutto. Era molto ben preparata sulle fonti dell'ebraismo, parlava ebraico in modo fluente, e lottò contro l'establishment ebraico germanico, che non le rese semplice  l'ottenimento del suo certificato rabbinico. È stata la prima donna al mondo a diventare rabbino. Davvero non capisco cos'altro ci voglia per farla diventare un mito".

Testo inglese:
A forgotten myth
By Aryeh Dayan
According to documents uncovered in former East Berlin, Regina Jonas was the first woman ever to be ordained as a rabbi - in 1935. So how come her name has been wiped off the slate of history until recently? 25052004_222833_0.gif?src=.BMP
In 1991, two years after the fall of the Berlin Wall, and immediately after the reunification of Germany, a wave of researchers and professors began to visit East Berlin and the other major cities that had been part of East Germany. They came from all over the world, looking for material and documents hidden in various archives of the communist state that had just ceased to exist.
One of them was Dr. Katerina von Kellenbach, a researcher and lecturer in the department of philosophy and theology at St. Mary's College of Maryland, a small Christian college. Von Kellenbach was born in Germany and immigrated to the United States after one of her uncles, who was the deputy governor of Pinsk in Poland during World War II, was tried for crimes against the Jewish population in that city.
In her doctoral thesis, Von Kellenbach exposed the strong anti-Jewish approach of the "feminist theology" that has developed in recent decades in the Protestant church in Germany. In one study she examined the use of the "Christian discourse of forgiveness" in preventing the trials of Nazi criminals in Germany. In 1991 she came to East Berlin to find material for another paper, which would deal with the attitude of the religious establishment - both Protestant and Jewish - to women seeking ordination in 1930s Germany.
In a small and remote archive in East Berlin, she found an envelope containing a document, written in German and Hebrew, entitled "Teaching certificate." The paper had been received by a woman named Regina Jonas from the administration of the Hochschule fur die Wissenschaft der Judentums, a famous and prestigious institution in Berlin that trained teachers of Judaic studies and Liberal rabbis (as the non-Orthodox rabbis in Germany were called). The school was founded in 1896 and operated consecutively until it was destroyed in 1942, nine years after the Nazis came to power and three years after the outbreak of World War II. The document, which was given to Jonas on December 12, 1930, testified that she was certified to teach Judaic studies, including the Hebrew language, in the schools of the Jewish community.
In the same envelope, along with the paper and a large and impressive photo of Jonas wearing rabbinical robes and holding a book in her hand, Von Kellenbach found an even more interesting document that Jonas received five years later. It is signed by Rabbi Dr. Max Dienemann, head of the Liberal Rabbis Association in the city of Offenbach, who on December 25, 1935, ordained Jonas to serve as a rabbi in Jewish communities in Germany.
Baeck's blessings
Newspaper clippings from Germany and Switzerland that were found in the envelope told of a long and determined battle waged by Jonas until she received ordination for the rabbinate, and about the negative attitude toward her after her ordination, even on the part of German Jews who were known as tolerant liberals. The last document in the envelope bore the date November 6, 1942. Rabbi Dr. Joseph Norden, an acquaintance of Rabbi Jonas, wrote in it that Jonas had given him the documents on the day she was sent with her mother to the Theresienstadt ghetto/camp. Norden, who was sent there himself a few days later, placed the papers into an envelope and left them in the archive where Dr. Von Kellenbach found them 49 years later.
Von Kellenbach had no difficulty understanding the historical importance of the documents. According to what had been known until then, the first woman ever to receive ordination for the rabbinate was Sally Priesand, who was ordained by the Reform community in the U.S. in 1972. In none of the many studies published until then was there any mention of the fact that a woman had been ordained for the rabbinate in Germany about 40 years earlier. Nor did they write that Jonas had received - as proven by one of the letters found in the envelope - the blessings of Dr. Leo Baeck, the liberal rabbi and philosopher who headed the National Representation of Jews in Germany, the body that was established when the Nazis came to power, in order to run the affairs of the Jewish community.
Nor did any study mention another fact, which Dr. von Kellenbach discovered a short time later in the archive of the Theresienstadt ghetto in the Czech Republic: Jonas continued to serve as a rabbi even in the ghetto, and was a member of the staff of the famous psychologist Viktor Frankl, which was established by the Jewish Council in the ghetto in order to ease the emotional and spiritual suffering of the Jews. The papers discovered by Von Kellenbach in Berlin and in Theresienstadt therefore gave rise to a distressing question: How did it happen that Jonas' name was erased from history, although quite a few of her acquaintances, such as Frankl or Baeck, who met her both in Berlin and in Theresienstadt, survived the Holocaust?
The real reason for ignoring Jonas will never be known. Dr. von Kellenbach, as well as Israeli historian Margalit Shlain and Jewish feminists in Germany, England and the United States, believe the reason was gender-related, and claim that it is implicit, at least in part, in Jonas' life story.
Regina Jonas was born on August 3, 1902 in a poor neighborhood in Berlin, many of whose residents were religious Jews who had arrived in Germany at the end of the 19th century from Eastern Europe. Like the others, her parents also came from there, had a hard time making a living, and lived an Orthodox lifestyle. Wolf Jonas, Regina's father, was a not particularly successful merchant, who died in 1913 and left his widow Sarah and their two children, 11-year-old Regina and 13-year-old Abraham, penniless. Elisa Klapheck, editor of the Jewish monthly Juedisches Berlin, recently published a book about the life of Regina Jonas ("Fraulein Rabbiner Jonas: The Story of the First Woman Rabbi," 2004). Klapheck discovered that the funeral for Jonas' father, who was buried in one of the Jewish cemeteries in the city, was paid for by the neighborhood Jewish community.
The death of Regina's father forced her mother to move to another neighborhood with the children. In the new apartment, next to a small Orthodox synagogue not far from Alexanderplatz, Regina's life changed. She was attracted to the atmosphere of the synagogue and the rabbi, Dr. Max Weil, who was one of the first in Germany to conduct bat-mitzvah ceremonies for girls, took her under his wing. He was the one who paved the way for her studies, first in a Jewish school and afterward in the Hochschule (high school). In 1930 she was certified there as a teacher, and began to support herself and her mother as a Judaic studies teacher.
According to Klapheck's story, Jonas, who never married and lived with her mother until they were both sent to the ghetto, conducted an Orthodox lifestyle even while studying at an educational institution that was considered Liberal and belonged to the Haskalah (Enlightenment) movement. She was Orthodox, but she believed there was no contradiction between halakha (Jewish religious law) and her desire to serve in the rabbinate. After completing her teaching certification, she continued to study at the Hochschule, and when she finished, in 1933, she wrote a final paper discussing the question "Can a woman be a rabbi?" Relying on a large number of halakhic sources, which are cited in the original Hebrew in her paper, she replied in the affirmative. The root of the obstacles placed in the path of women today, she wrote at the time, have their source in prejudices that were created in the Middle Ages, and that can be overcome without changing any of the principles of rabbinic Judaism. Klapheck includes the entire 88-page doctoral dissertation in her book.
Waiting for the trains
All of Jonas' teachers praised her dissertation, but none of them agreed to ordain her for the rabbinate. Rabbi Prof. Hanoch Albeck, her Talmud teacher, explained his refusal by saying he wasn't willing to ordain a woman. Prof. Leo Baeck, on whom Jonas had pinned great hopes, also refused to ordain her. Baeck was then already the head of the National Representation of Jews in Germany, and attributed great importance to preserving the unity of all the branches of the community with regards to the recently established Nazi regime. Although he admired Jonas and encouraged her in her studies, he was not willing to risk this unity for her sake.
Two years later, when a rabbi was finally found who agreed to ordain her, Baeck hastened to send her a letter of congratulation. In 1942, a short time before both of them were sent to Theresienstadt, he added his signature to her ordination certificate. Even after she was ordained, and in spite of the fact that the Nazi persecutions caused the Jewish communities and the spiritual leadership in Germany to dwindle steadily, she was unable to find a congregation that was willing to hire her as a rabbi. Until she was sent to Theresienstadt she fulfilled rabbinic positions only in old-age homes and hospitals of the Jewish community.
Jonas was in Theresienstadt for a little over two years, and in October 1944 was sent with her mother to Auschwitz. Her main occupation in the ghetto, as part of Dr. Frankl's staff, was excruciating: She greeted the trains that arrived from Germany and prepared the arrivals, all of them among the best minds of German Jewry, for the terrible reality awaiting them.
In Theresienstadt she once again met Prof. Baeck, the Reform leader who 10 years earlier had refrained from signing her ordination certificate. Unlike Jonas, Baeck survived; but until his dying day in London, in 1956, he avoided mention of Jonas' activity in the ghetto. Frankl also survived, although he was sent from Theresienstadt to Auschwitz. He, like Baeck, avoided mentioning Jonas in his books. Frankl's behavior can be more easily explained than can Baeck's. In a foreword to his book "Man's Search for Meaning," Frankl wrote that he erased from his memory everything that happened before he entered the gates of Auschwitz.
Shrouded in mystery
Even today, 13 years after the discovery of Jonas' papers in East Berlin, the woman is shrouded in mystery: Why was her name forgotten for decades? How did it happen that a woman, who was a very well-known figure among the Jews of Germany in the decade preceding the Holocaust, had no memorial until the 1990s? How is it possible that her activity on Frankl's staff in Theresienstadt didn't rate her a mention in the books written about the ghetto?
There are no real answers to most of these questions. Part of the explanation may lie in the fact that because Jonas was a nonconformist, she became a person with whom no religious sector or social class could identify fully.
Jonas, an Orthodox woman who defied the rabbinical establishment and was ordained by a Reform rabbi, fell between the cracks: The Reform movement didn't perpetuate her memory because they didn't consider her a part of their legacy; and the same was true of the Orthodox movement.
Only in the 1990s, after the discovery of the papers in East Germany, did her name begin to infiltrate people's awareness. Male and female Reform rabbis in England and the United States began to praise her in sermons they gave on the anniversary of her birth. Dr. Elizabeth-Tikvah Sarah, a rabbi in the synagogue of the Reform community in Brighton, England, extolled Jonas in an article she published in an anthology about female rabbis. She praised Jonas' pioneering spirit, and leveled criticism at the Reform Movement, which she claimed tried to erase her memory for reasons of gender. How is it possible, asked Dr. Sarah, that during the entire period of study for the rabbinate at the Leo Baeck Institute in London, I didn't hear her name even once? Why, she continued, was the ceremony in which the papers found in Berlin were handed over to the head of the institute, conducted in a side room, with fewer than 10 people present?
Elisa Klapheck established Deborah House in Berlin (as a feminist answer to the Hillel House) - a Jewish community center that is designed to serve as a meeting place for Jewish feminists from all over the world. In the lobby she placed a large photo of Jonas, and a sign that perpetuates her memory. "Stories like that of Regina Jonas," she says, "are today inspiring the renewal of Jewish life in Germany." Jonas' name and photo have recently been publicized with increasing frequency on the Internet sites of Jewish feminist movements the world over. From a visit to some of these sites one can see that she is slowly becoming a feminist symbol, a model for imitation.
In Israel there is still almost no interest in her. Prof. Judith Baumel, a lecturer and researcher from Bar-Ilan University who has also researched gender aspects of the Holocaust, says Jonas' story has been publicized only during the past decade. In the archive of Terezin (Theresienstadt) House in Kibbutz Givat Haim Ihud, an institution that was established to commemorate the Jews who spent time in Theresienstadt, the file that bears her name comprises no more than two pages that were translated from a single document found in the ghetto archive in the Czech Republic. Nevertheless, these two pages contain impressive information: a list of dozens of lectures given by Jonas to the Jews of the ghetto during the two years she lived there. The subjects about which she spoke include "The Jewish woman in the Tanach and the Talmud," "Humor in the Talmud," and "The religious commandments in Theresienstadt."
The first female Israeli researcher to show interest in her is Margalit Shlain, who is working on a doctoral dissertation at Tel Aviv University that deals with the behavior of the Judenrat of the Theresienstadt ghetto. Jonas was not a member of the Jewish Council, and therefore her activity in the ghetto is not central to Shlain's work. But Shlain, who came across Jonas' name when she was gathering material for her research, is convinced Jonas deserves greater attention than she has enjoyed up until now. A few months ago, when she was invited to Terezin House to lecture about her doctorate, she decided to devote her lecture to Jonas. Shlain says she has difficulty understanding why Jonas' memory and activity have been kept a secret until now, and claims that "a man of similar stature would have been commemorated prominently."
"Regina Jonas was an exceptionally charismatic woman," says Shlain. "A model of a public emissary, both in 1930s Germany and in Theresienstadt. In the ghetto she took extremely difficult tasks upon herself, and she knew how to give hope to people whose entire world had been destroyed. She was well versed in all the Jewish sources, spoke Hebrew fluently, and fought against the Jewish establishment in Germany, which didn't make it easy for her to receive rabbinic ordination. She was the first woman in the world to be ordained as a rabbi. I really don't understand what else is necessary in order for her to become a myth."
Haaretz, 25.05.2004
Link:
http://www.morasha.it/zehut/rds13_donnarabbino.html
http://www.vb33.it/notizie/2755ti20030127.htm

http://www.levchadash.it/articoli/origini.htm
 (movimento riformato tedesco)
http://www.lastampa.it/_web/_rubriche/terre_promesse/archivio/terre011006.asp

http://www.berliner-lesezeichen.de/lesezei/Blz01_02/text65.htm

http://www.hagalil.com/deutschland/berlin/rabbiner/jonas.htm

http://www.smcm.edu/users/kvonkellenbach/jonas.htm

http://www.klinkhardt.de/Herweg.htm

http://www.berlin-judentum.de/rabbiner/jonas-regina.htm

http://www.talmud.de/rabjon.htm

http://herstory.freehomepage.com/bios/jonas.html

http://www.lomdim.de/md2001/042001md05.html

http://www.aviva-berlin.de/aviva/content_Juedisches%20Leben_Juedinnen.php?id=5038

regina%20jonas.jpg
La Jonas nell'unica fotografia rimasta sino a noi.




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