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  Sunday 12 November 2006 00:44:17  
From:
Paolo Romeo   Paolo Romeo
 
Subject:

Non solo "mediolanum"

 
To:
Storia e Tradizioni   Storia e Tradizioni
 
Cc:
Ricerche Milanesi   Ricerche Milanesi
Rete Cittadini Milano   Rete Cittadini Milano
 
Non pochi studiosi rilevarono nel passato che la Milano storica, ovvero l'attuale Zona 1 aveva la caratteristica di essere sempre stata ricostruita su sè stessa.

Ciò rappresenta anche una fortuna visto che le tracce della storia di Milano vengono da sempre cancellate dagli interventi speculativi e dall'idiozia di chi pensa che ai nostri nipoti e pronipoti dovremo passare non reperti archeologici recuperati e restaurati ma squallidi parcheggi sotterranei.
Questa fortuna è spiegata, prevalentemente, dal fatto che il terreno milanese ha origini paludose il che rendeva sconsigliabile costruire laddove la falda acquifera poteva trasformare in acquitrino un terreno apparentemente edificabile. Si pensi, ad esempio, che fra l'attuale via Meravigli e il Castello si estendeva uno stagno (come del resto era stagnante l'area tra via Larga e l'Università Statale -> via Pantano, via Laghetto, piazza Santo Stefano), e non si dimentichi che nella città vi erano diversi numerosi corsi d'acqua: fontanili, fossi e rogge dovuti non solo alle caratteristiche del nostro territorio posto sopra la fascia dei fontanili ma anche alla sua morfologia che è fatta di numerosi dislivelli di cui resta memoria in alcuni nomi di vie e di edifici .

E' grazie a questi aspetti che gli studiosi riuscirono ad intuire abbastanza agevolmente come fosse l'originaria città di ogni epoca, fino ai tempi nostri.
Così, anche ad osservatori non proprio del mestiere è abbastanza agevole intuire i confini della città medioevale e quelli della città spagnola, così come è relativamente semplice individuare la zona dell'antico Castrum (ovvero l'area attorno al Foro) e la città repubblicana prima e la città imperiale poi.

Meno facile però è individuare le tracce certe della città insubre di cui numerosi studiosi ma anche numerosi rilevamenti fanno ritenere individuata almeno la zona sacra tipica presenza delle città celtiche. Si ritiene che essa fosse collocata nell'area di forma ellisoidale costituita dalle vie attorno a Piazza della Scala. Vi sono però diversi riferimenti, per lo più storici ma anche urbanistici che fanno sì che l'ipotesi sia molto più solida di quanto i documenti facciano supporre e l'area attorno a Piazza della Scala, evidenzia una forma ellittica al cui centro passa (sotto l'attuale teatro alla Scala) il percorso delle mura di epoca repubblicane tracciato non casualmente sul percorso della strada  principale che attraversava l'area celtica.

La forma ellittica, ovviamente, non è spiegabile se non accettando che vi fosse una precedente organizzazione urbanistica ben diversa da quella tipicamente romana rintracciabile nell'area attorno al Foro (piazza San Sepolcro) inserita, in verità, all'interno di un'altra area di cui si intravede la forma rotonda dell'ipotizzato e ben più vasto insediamento civile gallico, precedente l'arrivo romano. Ma rimaniamo per ora all'area sacra. A tal proposito vorrei suggerire alle persone interessate anche una lettura dal sito "La storia di Milano" dell'ampio capitolo scritto da Maria Grazia Tolfo "
Medhelan, il santuario dei Celti Insubri", capitolo che tra l'altro ho visto citato in diverse pubblicazioni sulla storia di Milano ma anche di storia dell'urbanistica milanese.

Mentre l'immagine 1 propone di intravedere la forma ellittica partendo da una piantina moderna, l'immagine 2 propone la stessa intravista però da una piantina molto più antica (1778) fatta dal monaco cistercense Angelo Fumagalli che basandosi su documenti storici riprodusse la carta topografica di Milano dell'epoca del Barbarossa (1158).

La stessa forma la si ritrova nella piantina prodotta nel 1300 (vedi immagine 3).

Dunque, assodato che la planimetria di Milano è cambiata assai poco nel tempo passiamo ad ulteriori considerazioni.

Per ricostruire il perimetro celtico sacro, probabilmente il più curato da parte degli insubri,  poiché non sono rimaste tracce di insediamenti civili, occorre cercarle facendosi aiutare da un certo spirito d'osservazione, dalla logica e dai rilievi topografici. Per ora restiamo ai primi due.

A chi osserva, risulta del tutto evidente che, attorno a Piazza della Scala, insiste una forma circolare inserita in una più ampia forma ellittica. Aree la cui forma non trova alcuna spiegazione riferita all'organizzazione urbanistica del resto della città. Risulta altresì evidente che vi è una logica nell'intreccio fra la prima città romana (il Castrum) e questa parte che riteniamo celtica (ad esempio non sfugge che via Manzoni (antico Cardo) attraversa questa ellisse dividendola nettamente in due parti. In questa struttura urbanistica corso di Porta Romana rappresenta per la città romana ciò che via agnello rappresenta per la città celtica né sfugge che la cinta della Roma repubblicana attraversa, ripercorrendo via agnello, l'ellisse dividendola in due ed incrociando sotto piazza della Scala via Manzoni ciò che risulta essere il centro di quell'ellisse: la Scala stessa, che sorge sulla chiesa che l'ha preceduta.

Sulla base di queste piantine e osservando bene la planimetria della città pare abbastanza verosimile che l'area sia compresa fra le seguenti vie: via Clerici, piazzetta Bossi, via Boito, via Andegari, via Morone e che attraversasse: piazza Belgioioso, via Catena, piazza Meda, via Hoepli, via agnello, via Santa Radegonda, via San Raffaele, via Foscolo, la galleria Vittorio Emanuele, via Foscolo, via Grossi, largo Belotti per poi giungere nuovamente in via Clerici.

In via agnello o lì vicino doveva trovarsi l'asse viario che tagliava in due l'elisse, attraversando piazza della Scala, e proseguendo poi con la via Filodrammatici ed è verosimile che essa seguisse il percorso che successivamente fu dato al muro della città in epoca romana (che passa proprio sotto la Scala), per l'appunto in via agnello. Così come del resto essa è tagliata in due, da via Manzoni sulla quale i Romani hanno costruito il loro Cardo massimo. Vi sono diverse interpretazioni circa la direzione impressa alle vie che dividono l'area sacra insubre, talune fanno riferimento ad argomenti di natura astronomica (e ben sappiamo quanto gli antichi prestassero molta attenzione a questo argomento) altre invece fanno riferimento alla posizione del Monte Rosa e del Resegone. Circa le interpretazioni astronomiche non mi ci provo nemmeno ad addentrarmi, non essendo in grado di intepretarle.

Ho voluto però provare a verificare quelle relative alle montagne citate, anche considerando che i riferimenti geografici alpini dovevano avere molta importanza per coloro che avevano dato il nome Alpi alle montagne che ci circondano, montagne che dovevano ben conoscere sia coloro che giunsero da oltralpe con Belloveso sia coloro che frequentavano le zone di Varese e di Como avendo dato vita alla cultura di Golasecca. Dunque le intepretazioni relative ai monti dicono che mentre la via Manzoni punterebbe al monte Resegone, la via Filodrammatici, parallela all'asse della Chiesa di Santa Tecla che si ipotizza costruita su un tempio molto più antico e pre-romano, punterebbe al Monte Rosa. Per fare la verifica sono ricorso ad un'originale cartina del 1866 (figura 5) prodotta da Leone Lucoli che illustra il panorama attorno a Milano. Ho quindi tracciato da Piazza della Scala ai due monti e, tenendo conto del fatto che la cartina probabilmente non è precisissima ho concluso che tutto sommato l'interpretazione della direzione degli assi stradali verso i due monti è verosimile. Mi venne detto, inoltre, che la bisettrice dell'angolo così disegnato punterebbe al sacro monte di Varese.

E perchè mai i celti avrebbero dovuto preoccuparsi di fare tutto ciò?

Occorre ricordare allora alcuni aspetti per nulla secondari:

- il Monte Rosa non è solo un monte suggestivo in quanto a forma ma è alla base di un'area, quella della della valle del Toce, una delle strade principali per i celti transalpini tanto nota e praticata nell'antichità da aver generato quel fenomeno noto come Leponzio, ovvero lingua celtica rappresentata attraverso caratteri etruschi (fra l'altro per lungo tempo si è ritenuto che i walser, abitanti fin dalle antichità medioevali delle valli del Rosa e dell'Ossola fossero i più genuini eredi delle emigrazioni celtiche) il che fa supporre relazioni continue e profonde fra la bassa valle del Po e le valli alpine oltre che prealpine. Senza dimenticare che la leggenda (tale in quanto storia non ancora documentata) narra di una città che precedette Milano, Melpum, di origini etrusche. Infine, ancora, perchè il Rosa? Perchè risalendo lungo le acque del Toce si arriva al passo del Sempione e da qui, sempre lungo le acque, sì raggiunge il Rodano. E, quando si pensa alla fondazione "storica" di Milano, quella di Belloveso, si pensa proprio a quella parte dei Celti, gli Edui e le altre tribù, che vivevano nell'alta valle del Rodano.

- il Resegone invece rappresenta il riferimento geografico, anch'esso suggestivo, degli insediamenti anch'essi precedenti l'origine di Milano sviluppatisi attorno al lago di Como e lungo la valle del Seveso

- infine il Monte Sacro da cui nasce l'Olona che è anche il riferimento per l'area attorno alla quale si era formata la cultura di Golasecca compresa l'area di Sesto Calende e Castelletto Ticino. Inoltre, risalendo lungo il Ticino, si arriva al Passo del S. Gottardo (e da qui, al Reno).

Ritroviamo perciò, partendo da questi punti geografici presenti nei riferimenti cittadini, i luoghi delle origini celtiche e pre-celtiche della nostra città. Ma qui mi fermo perchè sarà, spero, argomento di un altro intervento che sto cercando di elaborare, sempre sulle origini di Milano.

Tornando all'urbanistica milanese ed attraverso quella all'abitato pre-romano, possiamo anche fare riferimento alla toponomastica. E qui ricordiamo ad ed esempio la contrada dei due muri (segnata in rosso nell'immagine 2 e visibile nella successiva immagine 4) che indicava sicuramente la contiguità fra le mura di origine romana e quello di origine pre-romana. La contrada dei due muri, attraversata dalla via due muri, scomparve in occasione della costruzione della Galleria Vittorio Emanuele.

Fin qui ciò che attiene ad un'area della città celtica, quella ritenuta da molti come sacra. Ma l'area milanese era molto più ampia e comprendeva sicuramente villaggi sparsi un po' dappertutto. Si pensi ad esempio agli insediamenti presumibilmente di origine ligure (civiltà terramaricole) così come a quelli prettamente insubri relativi alle diverse aree tanto della Barona quanto della Vetra e Crescenzago così come all'area attorno all'attuale Corso di Porta Romana (nella zona di San Nazaro) e in diversi altri punti della città.


 Immagine 1


  Immagine 2 (piantina di Aldo Fumagalli)
 

Immagine 3 (piantina del 1300) Il tratto rosso mette in evidenza l'elisse, in parte sovrapponendosi ad essa nella sua parte superiore.


Immagine 4 tratta dal libro di Alessandro Colombo "Milano preromana, romana e barbarica".
Il tratto verde evidenzia la parte più visibile dell'ellisse, quella compresa fra la parte superiore, il lato destro e la parte inferiore, riprodotta in questa cartina
 


Immagine 5 (Leone Lucoli - 1866)
Da Piazza della Scala, verso l'alto, il tracciato che conduce al Monte Resegone (e che corre lungo Via Manzoni).
Da via agnello, attraversando Piazza della Scala e proseguendo verso sinistra attraverso Via Filodrammatici il tratto che conduce al Monte Rosa.
L'ipotetica bisettrice dell'angolo conduce alle prealpi attorno a Varese ed al Lago Maggiore.


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