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  Thursday 21 June 2007 13:31:12  
From:
Maurizio Rotaris   Maurizio Rotaris
 
Subject:

Millenium Barbam

 
To:
SOS Stazione Centrale   SOS Stazione Centrale
 
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Mauro Ics

Millenium Barbam

Questa terra che ritrovi indurita
dal freddo e dalle offese, questa terra
che ci consuma le unghie, che schianta
le vanghe, la ricordavi a condurre
frutti alla luce, ad accogliere i decibel
sparati dai lampi delle chitarre
contro gli acciai dell’odio, a dire basta !

Questa terra così vecchia, scampata
al novecento, a Dresda, a Nagasaki,
al più devastante orrore impostato
su quattro giri di filo spinato,
ti ha lasciato una strada per tornare,
per ritrovare un futuro anteriore
dove scrivere storie nella cenere.
Conoscendoti bene tremerà
tuttavia per ogni tuo nuovo passo,
perché torneranno altri giorni grevi
grondanti dai vecchi muri, più duri
gli sguardi. Eterno declino del tempo
rubato, in tutto l’inchiostro sciupato;
affoga nei fiumi color cobalto,
scade nell’erba azzurra avvelenata.
Soccombe la parola nella resa
dei congiuntivi, ma ugualmente dille:
ti amo ancora, stramaledetta terra;
fatti coraggio diglielo, imbecille.
Non te ne importa del buono e del bello,
così devi prendere quel che viene:
in questa farsa un uccello nel culo,
se non te lo infili da solo, manca
forse chi ci voglia provare ? Manca ?
L’offesa non è sacra: per godere
otto cilindri vogliono altrettanti
Bei pistoni all’uranio impoverito;
per sognare basta un rincretinito
manicheo. Puoi lasciare che si impicchino
le mode negli esatti labirinti
dello sviluppo: ti tiene per mano
fino alle sue sorgenti lo Spettacolo,
dove si beve icòr con nude fate,
tanto per assecondare l’oracolo
che ti vuole con le braghe calate.
Ma però. Questa sera vuoi tornare,
tornare a casa tua: per ritrovare
in uno specchio il tuo sguardo prudente,
per camminare le aspre colline
degli ulivi contorti e delle vigne,
i sentieri sulla cui bianca polvere
il tuo profilo netto il sole inchioda.
Torni per vedere se nella madia
c’è pane, se nell’armadio di noce
il tuo pesante tabarro  di panno
vi si trovi ancora appeso. L’inverno,
quest’anno, sarà freddo di parole,
ladro di luce, bizzarro d’affanni:
non ti basterà il tabarro di panno.
Il tuo passo stanco è il passo del vinto.
Nella resa la mano di Godot
si protende per rubarti gli spiccioli.
Così, forse troppo tardi, ti chiedi
che cosa ne hai fatto della tua vita.

 



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