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  Friday 16 January 2009 08:03:20  
From:
Maurizio Rotaris   Maurizio Rotaris
 
Subject:

DNews 12 gennaio 09

 
To:
SOS Stazione Centrale   SOS Stazione Centrale
 
E continuano a chiamarli “barbun”
Il progetto
“Un’altra Milano è possibile” è il
motto della Bar Boon Band. E
anche nel 2009 il gruppo ha in
programma una serie di eventi che
cercheranno di rappresentare
l’altra faccia della città, quella che
di solito viene nascosta dalle
sfilate di moda e dalle luci
sfavillanti della metropoli. Si parte
il 30 gennaio con un concerto che
inaugurerà il nuovo locale del
centro Sso Stazione Centrale,
sotto il primo tunnel dello scalo
ferroviario milanese.
L’appuntamento con la band, gli
homeless e i volontari è alle 20.30
nel sottopasso Tonale-Pergolesi 4,
ingresso gratuito. Come già negli
anni scorsi, inoltre, sono in
programma alcuni appuntamenti
fissi come il festival dei cantautori,
il concorso di poesia e la festa di
primavera. Il gruppo è sempre
disponibile a esibirsi, dietro un
compenso che viene assegnato ai
più bisognosi della banda, così
come i proventi dei cd. Continua a
crescere, infine, il gruppo Bar
Boon Band su Facebook. Sono già
oltre 500 i sostenitori.

L’attività
Quattro chiacchiere e
un cappotto, un tè
caldo e la voglia di
raccontarsi agli altri

Silvia Cravotta
Milano
Ci sono molti modi per aiutare
chi vive ai margini della nostra
società. Gli si può offrire un
pasto caldo, qualche coperta e
un posto sicuro dove dormire.
Oppure dargli carta, penna e
una chitarra per aiutarlo a
esprimere quel mondo interiore
che la vita di strada, di
solito, costringe a tenere ben
nascosto.
Semplicemente artisti
Maurizio Rotaris ha scelto di
fare entrambe le cose. Responsabile
dal 1990 del centro
di aiuto Sos Stazione Centrale,
che fa capo alla Fondazione
Exodus di Don Mazzi, è anche
l’ideatore e il direttore artistico
della Bar Boon Band, il progetto
di musica e poesia che
coinvolge ormai una quarantina
di persone. C’è chi li chiama
“ba r b o n i ”, “c l o c h ar d ” o
“senzatett o ”. Per Maurizio sono
semplicemente artisti con
storie difficili alle spalle, dipendenze
da alcol o droga, soggiorni
in carcere, divorzi finiti
male. «Per molti anni ci siamo
relazionati solo con gli aspetti
più brutti di queste situazioni
», spiega Rotaris dalla sede
di Sos, in piazzale Duca D’A osta,
davanti alle fermate delle
navette che caricano i viaggiatori
diretti agli aeroporti di
Malpensa e Orio al Serio. La
sede è in fase di smantellamento
perché a breve sarà trasferita
in uno dei tunnel all’in -
terno della Stazione. Nonostante
ciò, nel grande stanzone
è un via vai di gente che
viene a prendere un cappotto,
a chiedere una sistemazione o
semplicemente a chiacchierare
e ripararsi dal freddo. Oltre
un migliaio i senza fissa dimora
che ogni anno vengono aiutati
da Sos. «Fare di queste persone
i protagonisti del progetto
ha permesso di fare emergere
anche i loro lati più positivi
e armonici – continua –.
Chi si mette a raccontare di sé
cerca di offrire il meglio a chi lo
ascolta».
Storie randagie
Dalla sua nascita, nel 1995, ad
oggi, la Bar Boon Band ha prodotto
3 cd e alcuni videoclip.
La sua storia è stata raccontata
in un film, “Randagi”, in un documentario
per la Rai e in un
libro, “Il rumore dei poveri” (il
libro e i cd sono acquistabili su
offerta o scaricabili gratuitamente
all’indirizzo www.retecivica.
mi.it/barbun). Alcuni
hanno anche pubblicato cd e
libri da soli, come il poeta di
strada Marco Faggionato, per
altri è stata semplicemente
una grande soddisfazione a livello
personale. Dalla strada al
palco, il gruppo si è esibito nelle
situazioni più diverse: in
stazioni, scuole, centri commerciali,
dirette televisive.
«Anche se non sempre è facile
gestire queste persone davanti
a una telecamera o in teatro
», spiega Maurizio.
Inutile cercare storie di
strada nei loro testi. «Se ne
parla poco, preferiamo raccontare
sensazioni, emozioni
o ricordi della vita passata –
spiega Elisa Ceglia, cantante
del gruppo – per avvicinare
l’esperienza di chi vive in strada
a quella di tutti gli altri».
Anche perché, continua, «ormai
la distanza tra disagio e
normalità è sempre più ridotta,
basta davvero poco per ritrovarsi
in queste situazioni».
Dunque raccontare sentimenti
che accomunano tutti,
come crisi sentimentali o depressione,
per accostare due
mondi ancora così lontani.
Anche se alcuni membri del
gruppo, spiegano due di loro
durante l’intervista, vorrebbero
poter raccontare le loro
storie personali.
Io penso positivo
«Quello che ci interessa è dare
una visione positiva di chi vive
per strada – aggiunge Maurizio
–. Non colorare di rosa queste
storie difficili ma raccontarle
con la dignità e il rispetto
che meritano, al di là del solito
solidarismo di facciata. E la loro
partecipazione è l’anima del
progetto». Musica come terapia
contro il disagio, dunque. E
teatro. E poesia. D’altronde lo
diceva anche Cervantes, in
Don Chisciotte. “Signora, dove
c’è musica non può esserci
niente di cattivo”.
<<
La ricetta
Bar Boon Band, la
musica, il teatro e la
poesia per combattere
il disagio sociale



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