PARLAMI DI TE


Eravamo io, Gualtiero "fumo" Marchesy e Basiano Basiany.

"Questa musica è assordante" disse Bas "non la sopporto più!". Io girai la testa di scatto e fissai Gualtiero allibito. Il silenzio attorno a noi - seduti per terra a pochi metri dal Ponte Vecchio - era totale. Poche città sanno essere silenziose come Verona d'inverno, quando l'umidità ed i mezzi pubblici scivolano dalle scarpate alle autorimesse.

Gualtiero non mi restituì lo sguardo, troppo indaffarato com'era a cercare di rollare un frammento di chissàcosa unto di olio di hashish con una cartina piccola e bagnata. " 'Sti cazzo di biglietti non sono buoni nemmeno per fare il filtro alle canne" disse a bassa voce, assente.

"Lo sai che la odio la musica techno" proseguì Bas. "Manca un'ora all'appuntamento ed è come se ci fossimo già dentro, immersi da ore in quella melassa assordante. Guarda, ho già mal di testa, mi fischiano le orecchie...".

Mi lasciai andare all'indietro, sdraiandomi sui gomiti di fronte a Gualtiero, che continuava ad armeggiare alla mia sinistra. "Quello che hai detto" dissi, inarcando le sopracciglia, "sta ad una bella serata come l'eiaculazione precoce sta al sesso. Non so se mi spiego...".

"Sai cosa spieghi?" ringhiò Bas "Spieghi che riesci a definire le cose solo a partire da metafore sulla figa... Non so se mi spiego io, stavolta..."

Lo ascoltai parlare senza disinarcare le sopracciglia, lo sguardo fisso su Gualtiero, che continuò ad ignorarmi. "C'è stato un momento della mia vita" sentenziai "in cui mi sono accorto che qualcosa stava cambiando. Ho avuto come la sensazione di poter fare tutto, di poter diventare chiunque; mi sarebbe bastato solo volerlo. Ti è mai capitato qualcosa del genere, Bas?!" chiesi fissando la sua espressione ancora risentita, ferma a mezz'aria. "Mah, io..." accennò lui. "E oggi cosa sono diventato?" lo interruppi, tornando a fissare Gualtiero "Cosa siamo, oggi?".

"Un coglione, ecco quello che sei " disse Bas rassegnato, alzandosi in piedi e voltandomi le spalle. "Mh…" sospirai io con tutta la saggezza che avevo in corpo ed il mio sbuffo fece crollare la complessa piramide di chissàcosa che Gualtiero era incredibilmente riuscito a sospendere su una cartina. "Ma allora SEI un coglione" mi urlò contro quest'ultimo, degnandomi della sua prima attenzione di tutta la serata.

Li guardai allontanarsi entrambi - smadonnanti e sacristanti - senza scompormi; i miei ventitré anni scorrevano inutili e veloci, come le acque dell'Adige, a pochi metri da noi.
 


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