
C’era una volta un bambino che camminava su un sentiero di montagna. Ad ogni passo il bambino sbuffava e si lamentava con il suo papà: "Uffah! Quando arriviamo? Ho fame, ho sete e mi fanno male i piedi… Uffah!" Il papà cercava di tranquillizzarlo dicendogli: "Non manca molto, coraggio! Se hai fame puoi mangiare un biscotto. Se hai sete puoi bere l’acqua della borraccia. E pensa che bello sarà togliersi le scarpe una volta arrivati in cima e sentire l’erbetta fresca sotto i piedi. Coraggio, smetti di lamentarti e pensa a tutte queste belle cose!".
Ma il bambino continuava a piagnucolare: "Non mi piace camminare, non voglio bere l’acqua e non voglio mangiare un biscotto. Prendimi in braccio, papà…". Il papà gli sorrideva e gli accarezzava la testa ma non lo prendeva in braccio perché era un buon papà e voleva che il bambino imparasse a camminare da solo.
Avevano percorso solo qualche curva del sentiero quando il bambino cominciò ad urlare e a fare i capricci: "Bastaaaaaaaa!!! Ueeeeeeehhh!!! Non voglio più camminareeeeeeeee!!! Ueeeeeeehhh!!! Ho fame, ho sete, ho male ai piediiiiiiiiii!!! Ueeeeeeehhh!!!".
Ecco che allora successe una cosa incredibile! I piedi del bambino, fino ad allora zitti ed ubbidienti, cominciarono a parlare.
"Ma
insomma!!!" urlò il piede destro con un vocione che fece cessare
immediatamente gli strilli del bambino "vogliamo finirla con questa lagna?!"
Il piede sinistro allora - con una vocina gentile e minuta - disse
"Stai calmo Mario, non ti arrabbiare così. Lo sai che poi ti si
arrossano tutte le dita…". "Scusa Marta" rispose il piede destro "ma quando
è troppo è troppo!".
Il papà e il bambino si erano fermati stupiti.
"Chi siete?!" chiese il padre. "Chi siete?!" ripeté il bambino.
"Come chi siamo?!" disse il piede destro. "Siamo Mario e Marta, i tuoi
piedi! E chi altri?!".
"E perché siete così arrabbiati?"
chiese ancora il papà. "E perché siete così arrabbiati?"
ripeté ancora il bambino. "Siamo così arrabbiati perché
tu continui a lamentarti mentre noi qui sotto lavoriamo duramente per farti
vedere le cose belle" risposero i piedi. " Ma insomma, credi che sia divertente
stare infilati in una calza e chiusi in una scarpa e non vedere mai niente?!
E poi la sera usciamo e ci sentiamo dire dal ginocchio <<Dovevate
vedere che bello! Siamo stati qua, siamo stati là, abbiamo fatto
questo e quello>> e noi non abbiamo visto niente! Se proprio devi lamentarti
allora facci stare a noi là in alto che le cose belle sì
che sapremmo godercele!"
Allora il papà disse: "Ma se voi state in alto, il mio bambino come farà a camminare?!" "E’ vero" ripeté il bambino "se voi state in alto io come faccio a camminare?!". "Ha ragione, Mario" disse allora il piede sinistro "se noi stiamo in alto lui come farà a camminare?!" "Oh bella Marta" disse il piede destro "non ci avevo pensato. Potrebbe… uhm… potrebbe camminare strisciando sullo stomaco come fanno i serpenti".
"Eh
no mio caro!" disse allora una voce che usciva dallo stomaco "sono stato
zitto fino ad adesso ma ora anche io ho qualcosa da dire!". "Chi parla,
adesso?!" esclamò il papà. "Chi parla adesso?!" ripeté
il bambino. "Chi parla adesso?!" chiesero in coro Marta e Mario. "Come
chi parla?! Sono Egidio, lo stomaco.
Io sono quello che mette in ordine tutti i biscotti
e l’acqua che il signorino qua sopra manda giù. E mai che si riesca
a rispettare un orario. <<Ho fame, ho sete>> ogni capriccio è
buono per mandare giù acqua e biscotti anche quando se ne potrebbe
tranquillamente fare a meno. Adesso per esempio ero qui che apparecchiavo
la tavola per il pranzo e TAAAAC! ecco che all’improvviso mi arriva in
testa una valanga d’acqua che mi bagna tutta la tovaglia… Ho dovuto rifare
la tavola già tre volte stamattina!". "Ah ma adesso mi sono proprio
stufato di stare sempre rinchiuso qui dentro" continuò Egidio lo
stomaco "ed ho deciso che è il momento di uscire a guardare un po’
fuori". "Ma se tu esci di lì" disse il papà "chi preparerà
la tavola per il pranzo e per la cena?". "E per la merenda?" aggiunse il
bambino. "E per la colazione e per il gelato?" chiesero in coro Mario e
Marta.
"Oh bella" rispose Egidio "non ci avevo pensato! Potrebbe… uhm… potrebbe farlo la testa".
"
Ah!
Stavo giusto aspettando di essere chiamato in causa" disse una voce che
usciva dalla testa del bambino "Eh no miei cari, troppo facile!". "Oh mamma"
disse il papà "chi c’é ancora lì dentro?!" "Chi c’é
ancora?" ripeté il bambino "Chi parla là in cima?" chiese
lo stomaco Egidio. "Cosa?" domandò Marta a Mario. "Chi?" rispose
Mario a Marta. "Come <<chi?>>, come <<cosa?>>" rispose la voce.
"Sono Ernesto la testa!
Ho ascoltato in silenzio la vostra discussione
fino ad ora e devo dirvi che non sono per nulla d’accordo con voi. E’ vero
che voi siete al chiuso e non vedete niente mentre io sto qui in alto all’aperto,
ma credete davvero che me la passi meglio? Io ho gli occhi per vedere,
le orecchie per ascoltare, un bellissimo naso per sentire gli odori e una
bocca per parlare ma…" "Ma?!" disse il papà che stava ascoltando
incuriosito. "Ma?!" ripeté il bambino. "Avanti continua!" incalzò
Egidio lo stomaco. "Ma chi sta parlando?!" chiese Marta a Mario. "Boh!
Non si capisce niente… E’ troppo in alto" rispose Mario a Marta "e poi
c’ho tutte le dita arrossate!".
"…ma questo bambino" continuò Ernesto la testa con tono di rimprovero "continua a lamentarsi di tutto e non guarda, non ascolta, non annusa mai niente. Al contrario parla e strilla troppo! Se si lamentasse meno e si guardasse un po’ di più intorno allora sì che le mie giornate sarebbero interessanti!".
Dopo che Ernesto la testa ebbe finito di parlare ci fu un lungo minuto di silenzio. Poi il papà, che era un buon papà, disse "Siamo appena all’inizio del sentiero. Se hai fame puoi mangiare un biscotto, se hai sete puoi bere un sorso d’acqua dalla borraccia, se sei stanco posso prenderti in braccio e se proprio non hai voglia di camminare… beh allora possiamo anche tornare a casa". "Ho fame ed ho sete" disse il bambino "ma non è ancora ora di pranzo e non voglio disturbare il mio stomaco che sta preparando la tavola. Sono anche un po’ stanco ma ho due buoni piedi che mi porteranno fino in cima al sentiero. E non voglio tornare a casa perché ho una buona testa con cui guardare tutte le cose belle".
"Mmmmh senti che profumo di fiori e guarda che bei colori" disse Ernesto la testa. "Oh, finalmente posso apparecchiare e preparare un bel pranzetto" disse Egidio lo stomaco. "Ma tu hai capito qualcosa di quello che è successo?" chiese Marta a Mario. "Non ho capito molto" rispose Mario a Marta "ma non vedo l’ora di uscire dalla scarpa e camminare sull’erbetta fresca… E allora gliela faremo vedere a quell’antipatico del ginocchio!".
"Sei un bravo bambino" disse allora il papà "e
hai ascoltato i consigli dei tuoi amici. Da oggi in poi ti chiamerò
TESTA-MAN". Dopo quel giorno Testa-man non si lamentò più
e i suoi piedi lo portarono in cima ad un sacco di montagne, lo stomaco
gli preparò tanti bei pranzetti e la testa poté apprezzare
tutti i colori, i profumi ed i suoni che la montagna le seppe offrire.