Trasgressione
ed Istinto:
Una delle parole più usate per definire l'arte di Pazienza è stata "trasgressione" in molti pensavano che fosse una sorta di maestro di cerimonie di questa pratica, fin troppo frequentata, che tende principalmente a creare stupore.
In realtà Pazienza si divertiva con i postulanti e i pellegrini
della trasgressione come un burattinaio si diverte con i propri burattini.
Rileggendo le sue storie ci si accorge di come tutto fosse subordinato
alla sua immaginazione, libera, senza regole, senza compromessi, senza
gli schemi narrativi, riconducibili ai filoni del bene e del male.
Per Pazienza la cosa più importante era soddisfare il proprio
istinto, le proprie intuizioni.
(Vincenzo Mollica, 1989)
Parola ed immagine:
[...] Scopriamo in ciò la profonda saggezza dei fumetti, che
intendono assicurare un ponte tra parola ed immagine, sanando la ferita
prodotta dalla cultura "moderna" al momento in cui si impose la fatale
macchina di Gutemberg - la tipografia - la quale come un angelo del Giudizio
finale pretese di convogliare da una parte le parole, obbligandole ad indossare
la veste stereotipata dei "caratteri", e dall'altra le immagini. Fu il
grande divorzio che i migliori autori del nostro ciclo contemporaneo cercarono
di rimarginare.
Naturalmente il fumettista è anche, e in primo luogo, un narratore,
tenuto cioè a sottostare ad un'economia di racconto; il che lo obbliga
a contenere, il più delle volte, l'esuberanza di immagini e motivi
decorativi cui si sentirebbe portato. Così si dica anche di Pazienza;
infatti la vasta produzione che egli ci ha potuto lasciare, anche se solo
in un decennio scarso di attività prima della morte precoce intervenuta
nell'88, può essere appunto distinta in due gruppi: ci sono gli
album in cui la sua vena festosa e lussureggiante è sacrificata
ad un passo più stringato [...] e ci sono i giorni di festa. Allora
in questi casi si manifesta il Pazienza grande decoratore, simile ad un
giardiniere che coltiva preziose e mai viste orchidee, facendole crescere
attraverso innesti audaci, mai tentati prima. Il foglio diviene come un'epidermide
organica, vivente, reattiva, entro cui inoculare mille picchetti, mille
germi, per vederli proliferare, sciamare liberamente nello spazio e stringere
tra loro tenaci alleanze.
(Stralci da: Gli Incantati Giardini di Andrea Pazienza, di Renato
Barilli)
Pentole in ebollizione:
[...] Uno dei modi più caratteristici di produrre "gergo" giovanile è il conio linguistico, che consiste nell’inventare una terminologia prendendo le radici delle parole già esistenti ed apponendovi prefissi e suffissi disparati, pur nel rispetto dell’impianto formale e della lingua comune. In questo senso molti gerghi giovanili sono delle vere e proprie "lingue creole" o "pidgin". Cioè delle ibridazioni lessicali che mettono insieme fossili linguistici provenienti dalle diverse origini dei membri della nuova comunità, mantenendo però il rispetto formale della lingua naturale.
Fin dal Medio Evo si è dato il nome di "volgare" all’insieme
delle pratiche linguistiche come quelle che ho descritto. Il "volgare"
insomma non è il nascente italiano rispetto al latino, d’obbligo
per gli usi più alti della trasmissione del sapere. Il volgare è
la lingua transitoria di una comunità rispetto a quella sancita
dalla tradizione. Il volgare è il perenne stato nascente del rinnovamento
linguistico.
Poi arriva qualcuno che da’ un valore estetico o etico a questa lingua.
E se ne serve per motivi espressivi artistici o politici. Per manifestare
insomma una scelta poetica, una ricerca di identità, un valore di
freschezza e autenticità o il senso di trasformazione delle cose
[...] magari in momenti come il nostro che soffrono di troppa omogeneizzazione
linguistica a causa dei mass-media.
Mi pare che Pazienza sia uno di questi pionieri, di questi innovatori. [...] Pazienza in effetti fa parlare i suoi personaggi come se fossero pentole in ebollizione. Nelle frasi - quasi sempre prive di una sintassi regolare, come si fa nel parlato - riconosciamo pezzi di lingue differenti. C’è il dialetto pugliese frammisto con gli slogan della pubblicità, ci sono le metafore giovanili relative ad esempio alla droga, al sesso, alla musica. Ci sono le storpiature sarcastiche eredità del ’77 che proprio a Bologna produssero nella musica e nella letteratura il cosiddetto "Stile Demenziale".
Una grande mistura - dunque - di cui Pazienza scopre ed illustra la grande vitalità poetica [...] e la sua estrema disposizione ad accompagnare qualcosa di molto popolare come la vignetta o il fumetto e di cui scopre l’altrettanto violenta sonorità ai limiti della sgradevolezza e del graffio.
(Stralci da: L’eterno rinnovamento del Volgare, di Omar Calabrese)