Zanardi:
[...] Ed ecco il perfido Zanardi, fumetto maledetto, top della malvagità,
un alter ego negativo. "In una storia" spiegava "prima di andare
a combattere col mostro di Scandicci, Zanardi mi trova in un bar e mi pesta"
quasi a segnare la distanza che divide "Zanna" da Paz che finalmente
aveva posto una barriera fra se stesso e la storia "onde evitare tragici
coinvolgimenti con il passato".
"[...] Prima mandavo avanti tutto me stesso" mi raccontava nel
1987 "e poi venivano i pennelli: era una specie di gioco al massacro
a mie spese culminato qualche anno dopo in Pompeo". Dopo il ’77, dopo
le delusioni della politica, ecco un altro sballato, tragico eroe metropolitano
in bilico tra allucinazione e coscienza. "Qui toccai il fondo: l’inconscio
rimasticava il mondo reale fino a stravolgerlo in storie senza storia come
un fluire psichedelico d’incubi ed angosce", diceva. Ed ecco quindi
un Pompeo dell’85 con due grosse siringhe infisse nel braccio: "Oltre
4 grammi di eroina. Mortale. No? Problema: spingere i due stantuffi insieme
fino in fondo senza perdere immediatamente coscienza".
(Stralci da: Sballati, tragici, metropolitani: i ragazzi bruciati
di Pazienza di Cesare Medail, Corriere della Sera 1992)
Pentothal:
"Mentre lavoravo a queste tavole, nel mese di febbraio ’77, ero convinto
di disegnare uno sprazzo, sbagliando clamorosamente perché invece
era un inizio. Ne avessi avuto il sentore, avrei aspettato e disegnato
questo bel marzo. Così mi ritrovo di colpo a non sapere più
cosa fare. Ho già consegnato tutto il materiale a Linus venti giorni
fa ma - Cristo - sono cambiate tante cose nel frattempo e tante altre cambieranno
fino al giorno in cui il fumetto sarà pubblicato che mi sento male
e mi do’ del coglione per non averci pensato.
Cioè disegnare fumetti non è come scrivere per un
quotidiano, se capite cosa intendo. Allora disegno questa tavola qui e
provo a portarla a Linus in sostituzione dell’ultima pagina originale sperando
di fare in tempo. L’ultima tavola originale aveva in fondo al posto di
"fine" di prassi, un "allora è la fine" che suona decisamente male.
Madonna vi giuro! Credevo fosse uno sprazzo ed era invece un inizio. Evviva!
"
Andrea Pazienza 16 marzo 1977
(Nota sull’ultima tavola della prima delle Avventure di Pentothal)
Pompeo:
Cari voi che mi avete seguito fin qui.
Così finisce l'ultima puntata di Pompeo e, presumo, anche
un lungo capitolo della mia vita. Questi s'era aperto "fumettisticamente"
nel settantasette con Pentothal (del quale Pompeo è forse l'alter
ego invecchiato) e, tra alti e bassi, chiude adesso, nove anni dopo.
Anni che come si dice sono "volati". In questi anni ho scoperto
diverse cosucce: intanto di non essere un genio. Perché sì,
lo confesso, da ragazzo ci speravo. Invece no, sono un fesso qualsiasi.
Però - c'é sempre un però - è vero, sono un
disegnatore eclettico. Un disegnatore eclettico-sfaticato. Poi ho scoperto
di non essere attendibile e di non essere tante altre cose, deficenze (*)
delle quali chiedo a qualcuno di perdonarmi [...]
Ora che vivo in campagna come un cretino non sono più depresso e quindi saluto volentieri gli amici che mi rimastono (*) qua e là nelle città. Le amiche soprattutto. Di me - volendo - si può dire tutto il male che si vuole, però tante di quelle cose non sono vere. Capisco viceversa la delusione di qualcuno quando si è accorto che il fumettaro per cui tifava altro non era se non il fesso di cui sopra. Ora, naturalmente, che son fesso me lo posso dire io da solo perché sono sempre in grado di stracciare il novanta per cento dei vostri.
Però (di però ce ne possono essere a pacchi) non ho mai pensato al soldo, mentre disegnavo. Casomai subito prima o subito dopo, mai durante. Voglio dire che alla fine ho fatto quel che ho voluto senza badare acché 'ste cose si potessero poi rivendere di su o di giù [...]
Ora che vivo in campagna i ragazzi di qui mi chiamano "vecchio Paz"
e, faccio per dire, ho ventinove anni.
(Postilla a Gli Ultimi Giorni di Pompeo, 1986)
(*) parole scritte così nell'originale